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Buongiorno

27.02.2018 - Buongiorno Irpinia

Abbandoni e fughe dal Pd. A chi giova?

C’è una ragione se il commissario della federazione irpina del Pd, David Ermini, vuole far celebrare subito il congresso provinciale. E la ragione non è, come pure qualcuno ha provato a spiegare, che abbia fretta di scappare dall’Irpinia perché stare qui, per di più in un ruolo scomodo, non lo gratifichi.

Né, tanto meno, la ragione è che voglia dare al partito gli organi statutari per meglio affrontare le elezioni comunali di fine maggio, a cominciare dalla difficile partita del capoluogo: Ermini se ne frega altamente dei destini amministrativi di Avellino e dell’Irpinia.

La ragione è un’altra, è squisitamente politica e riguarda la strategia, ancorché non dichiarata, che è nella testa di Matteo Renzi. L’ex segretario del Pd non ha mai lasciato nemmeno per un attimo la guida di fatto del partito. Egli sta agendo su due fronti: quello parlamentare e l’altro interno al Pd.

Sul primo sta badando a mantenere ben legata a sé la maggioranza dei gruppi dem a Palazzo Madama e a Montecitorio. Fino a quando ne ha il controllo, può in qualche misura condizionare sia la formazione del nuovo governo che la successiva azione governativa: favorito, in ciò, dalla oggettiva condizione di instabilità – almeno stando ai numeri e agli schieramenti di oggi – di qualsiasi governo si vada a formare.

Sul fronte interno al Pd, la strategia di Renzi è di conservare la maggioranza sui territori. Quando il reggente Martina, evidentemente d’accordo con Renzi, dice che tutti i congressi vanno fatti subito, non fa altro che confermare quella strategia. L’ex Premier ha tutto l’interesse a cristallizzare la sua maggioranza sui territori. E sa bene che il tempo e le eventuali nuove iscrizioni al partito lavorerebbero contro di lui: sarebbero elementi, cioè, destinati a favorire le intenzioni di chi mira a ribaltare gli attuali equilibri nel Pd.

Ermini ha già da tempo in mente il nome del nuovo segretario provinciale gradito a Renzi. È il nome di Luigi Famiglietti, renziano della prima ora, fedelissimo a prova di missile nucleare, e interessatissimo a ricoprire un qualche ruolo politico che gli dia visibilità e lo tenga in gioco dopo la fuoriuscita dal Parlamento.

Questa strategia è destinata a fare del Pd un partito sempre più personale di Renzi, ma anche un partito sempre più piccolo, più insignificante. È peraltro una strategia favorita, almeno in Irpinia, dagli abbandoni di giovani promettenti come i Luca Cipriano, le Marie Rusolo, i Giovanni Bove e tanti altri. Una strategia favorita anche dalle fughe in avanti di persone di sicuro spessore politico e culturale e di alta moralità come i Gino Anazalone.

Restare nel Partito Democratico, lottare all’interno, tenervi accesa la fiaccola della speranza, sarebbe stato almeno un tentativo alto e nobile di cambiamento. Abbandoni e fughe non possono produrre altro effetto che lasciare spazio al vecchio e al marcio. Serviranno ad accelerare il processo di decomposizione del Pd fino alla scomparsa? Può darsi. Ma poi? Cui Prodest?