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Buongiorno

27.01.2019 - Buongiorno Irpinia

Acqua pubblica? Mai tanto “privata” come nelle mani dell’Alto Calore

Ieri, tra le cronache irpine de “Il Mattino”, ho letto un articolo – apparso sotto il titolo: “Bollette Alto Calore, dietro l’angolo ci sono nuovi aumenti” – a firma di Alessandro Calabrese, che conosco come giornalista attento e scrupoloso.

Vi risparmio i dettagli sui perché e i per come si renderebbe indispensabile l’aumento delle tariffe, che del resto decide l’Ente Idrico Campano e non direttamente la Società pubblica di Corso Europa. E non starò nemmeno ad annoiarvi con la storia – tutta vera e decisamente irritante – che racconta il paradosso della provincia di Avellino ricchissima di sorgenti dove, però, l’acqua costa ai suoi cittadini molto più di quanto la pagano a Napoli oppure in Puglia, giusto per citare due luoghi abbondantemente dissetati dalle fonti irpine.

Né trovo utile ripetere, infine, il ritornello dell’acqua bene pubblico (e ci mancherebbe!) che non può essere gestita da privati perché in tal caso (bestialità cosmica!) non sarebbe più “pubblica”.

Pongo soltanto una domanda semplice semplice: perché dobbiamo soccombere ad ulteriori aumenti della tariffa per un servizio gestito, appunto, da una società pubblica che ha accumulato 140 milioni di debiti, non certo perché regalava l’acqua ai suoi cittadini o faceva loro particolari sconti (tutt’altro, come abbiamo appena ricordato), ma perché è stata per decenni uno scandaloso carrozzone clientelare, utilizzato da politici e politicanti per le loro carriere e per l’arricchimento di familiari, compari e comparielli a spese della comunità irpina?

È alla luce della storia dell’Alto Calore – dove non trovi un “letturino” nemmeno a pagarlo a peso d’oro, ma in compenso ci trovi centinaia di dirigenti a dirigere niente, per di più retribuiti quanto un professore universitario –, è sotto quella luce, dicevo, che andrebbe valutata l’utilità di salvataggio di una Società – è il caso di dire – che ha fatto acqua da tutte le parti fuorché dall’unica parte da cui avrebbe dovuto farla: quella dell’interesse dei cittadini-utenti.

È su questi argomenti che dovrebbero chiedere conto i cantori dell’acqua pubblica. Perché, Signori e Signori, l’acqua irpina non è stata mai tanto privata come nei decenni di gestione dell’Alto Calore. Eccola qui la verità di cui non si vuole parlare. Troppo comodo far finta di nulla. Ed anche troppo miserabile.