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Buongiorno

21.06.2018 - Buongiorno Irpinia

Aias, Asl e Prefettura: l’ultimo mistero nella “provincia delle banane”

Accadono cose decisamente strane, in questa nostra provincia irpina prigioniera di logiche politiche e burocratiche molto più che discutibili.

Il caso Aias, scandalo senza precedenti nella Sanità provinciale, si è infatti arricchito di un altro capitolo extra-giudiziario.

Dopo la chiusura del centro Aias di Avellino, e a prescindere dalle note vicende giudiziarie culminate (per ora) con il sequestro di alcuni conti correnti, l’Associazione nazionale assistenza disabili ha prodotto due ricorsi al Tar, uno contro il mancato accreditamento con il servizio sanitario regionale e l’altro (invero ne sono due) contro la sospensione e la successiva revoca dell’autorizzazione sindacale decise dal Comune di Avellino.

Chiaramente, il percorso intrapreso dall’Aias è più che legittimo. E, infatti, il punto non è questo.
Ben altra è la stranezza nella “Provincia delle banane”. La chiusura dell’Aias aveva posto il problema sia della continuità terapeutica dei circa 300 pazienti in carico alla struttura che dei fisioterapisti dipendenti. La soluzione logica individuata dall’Asl e dalla Prefettura, oltre un mese e mezzo fa, fu distribuire i pazienti tra gli altri centri di riabilitazione accreditati presenti sul territorio provinciale, subordinandone la destinazione alla disponibilità delle strutture e alle preferenze degli aventi diritto.

Di rinvio in rinvio, tutto è rimasto lettera morta. Il motivo: Asl e Prefettura avevano deciso, chissà perché, di attendere la pronuncia del Tar prima di attuare il piano. Il provvedimento del Tribunale amministrativo, atteso per la scorsa settimana, non è arrivato. Gli avvocati dell’Aias – per carità, sempre legittimamente – hanno chiesto tempo per l’unificazione dei diversi procedimenti.

A questo punto sarebbe stato lecito attendersi che Asl e Prefettura considerassero chiusa la partita e facessero partire il piano “in via definitiva”. E invece no. Il piano partirà, però – come la nave della canzoncina di Sergio Endrigo – “...dove arriverà / questo non si sa”. Insomma, un piano a termine di qualche mese, per attendere che finalmente arrivi la pronuncia del Tar, prevista per metà luglio, e immaginiamo – se la sospensiva non dovesse essere concessa – per attendere l’esito dell’eventuale appello al Consiglio di Stato e avanti così finché c’è vita c’è speranza.

La domanda è: ma vi pare normale che pazienti, fisioterapisti e aventi causa diretti e indiretti debbano restare prigionieri dei corsi giudiziari degli eventi perché così decidono Asl e Prefettura? E se non si fosse chiamata Aias, con tutto ciò che c’è di opaco dietro a questa vicenda, Asl e Prefettura avrebbero comunque fatto partire l’Arca di Noè – con sopra “il cane, il gatto, io e te” – senza sapere per quale mare e quali approdi farla viaggiare?

Insomma, ci manca soltanto che Asl e Prefettura diano all’Aias di Avellino un Premio alla Carriera: giusto perché nei circa trent’anni di attività presso la struttura comunale di “Noi con Loro” ha fatto tutto a regola d’arte, s’è comportata come una Onlus virtuosa e generosa, non ha mai evaso il fisco, ha versato regolarmente i contributi ai dipendenti, ha tenuto i bilanci e le carte contabili in ordine, non ha distratto somme pazzesche a beneficio del suo ex presidente Bilotta, non ha dato una montagna di soldi alla Signora Annamaria Scarinzi De Mita per il fitto di una struttura di proprietà del Comune grazie alle generose concessioni di amministratori pubblici a dir poco un tantino distratti, e chi vuole saperne di più vada a leggersi tutta la roba che ho scritto su Orticalab da oltre un anno a questa parte.

Perché, dunque, direttore generale Maria Morgante? Perché, Signor Prefetto Tirone?