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Buongiorno

12.06.2017 - Buongiorno Irpinia

Alto Calore, emergenza idrica, tangenti, consulenze e clientele

Buongiorno, Irpinia. Arriva l’estate, manca l’acqua, governo "regionale" ladro.

Alla demagogia, come alla stupidità, non c’è mai limite. La carenza idrica in Irpinia nei mesi estivi è dovuta essenzialmente a tre fattori: 1) le condotte idriche colabrodo; 2) l’eccesso di prelievo dalle nostre sorgenti da parte dell’Acquedotto Pugliese; 3) la quantità di pioggia che alimenta le sorgenti.

Trascuriamo il terzo fattore: bisogna intentare causa contro il Padreterno per omissioni in atti celesti e perderemmo comunque tempo, per la semplice ragione che l’Altissimo si trova nella fortunata condizione d’essere imputato e giudice "monocratico".

Il secondo. L’Acquedotto Pugliese ci spilla più acqua di quanto potremmo dare grazie ad un accordo interregionale stipulato da decenni e che finalmente l’attuale Governatore della Campania è intenzionato a rivedere dopo le storiche complicità dei suoi predecessori con i vertici dell’Ente Idrico della Puglia.

Il primo fattore. Non è notizia di ieri lo stato di assoluta precarietà in cui versa la rete idrica irpina e sannita gestita dall’Alto Calore. A mia memoria - e, ahimè! non sono più giovane da molto tempo - scrivevo di queste cose per "Il Mattino" già 35 anni fa. Ma in tutti questi lustri ai vertici dell’Alto Calore si è pensato ad altro.

In un certo periodo, ad esempio, si è pensato a come intascare tangenti. La cronaca ha restituito episodi perfino buffi di tangentisti che, presi alla sprovvista dal blitz in casa da parte della Guardia di Finanza, pensarono di disfarsi del bustone pieno zeppo di alcune centinaia di milioni di vecchie lire buttandolo nella spazzatura, quasi a volersi tacitare l’animo con un simbolico gesto - come dire? - di "rifiuto".

In altri periodi, decisamente meno episodici, i vertici pro-tempore dell’Alto Calore hanno pensato a distribuire ricche parcelle professionali ai soliti noti, che in evidente conflitti di interessi facevano contemporaneamente i politici e i consulenti d’una società a capitale interamente pubblico.

Da quando l’Alto Calore è nato, e ininterrottamente per tutta la sua esistenza, eccezion fatta di quest’ultimo scorcio di tempo che vede alla presidenza Lello De Stefano, infine, l’Ente di Corso Europa ha scritto tutti i capitoli, nessuno escluso, della storia del peggiore clientelismo politico irpino.

Alla luce di questi fatti, incontrovertibili e documentabili, fa specie che il sindaco di Monteforte Irpino, che è un demitiano Doc, si metta a fare il gallo sulla munnezza distribuendo pagelle di irresponsabilità politica ed incapacità gestionale all’indirizzo dell’attuale governo regionale e dell’attuale presidente dell’Alto Calore.

I guasti sono nella storia dell’Alto Calore, non in chi oggi governa la società e tanto meno in chi oggi governa la Regione.

Il sindaco di Monteforte e con lui tutti i sindaci Udc che oggi protestano potrebbero, ad esempio, andarsi a rivedere gli atti della giunta regionale al tempo in cui vice di Caldoro era il deputato (oggi) Giuseppe De Mita. Cena pagata dal sottoscritto Se trovano uno straccio di provvedimento concreto relativo sia al finanziamento della rete idrica, sia all’ammodernamento degli impianti, sia alla revisione dei protocolli con l’Acquedotto Pugliese.

Gli stessi sindaci potrebbero anche richiedere ai vertici dell’Alto Calore la distinta dettagliata delle somme erogate (e a "chi") per consulenze almeno negli ultimi quindici anni. Vogliamo scommettere che proprio loro dell’Udc non protesteranno più contro De Stefano e contro il Governatore De Luca ed il suo vice Bonavitacola?