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Buongiorno

17.04.2018 - Buongiorno Irpinia

Amministrative di Avellino: se gli Anzalone si ritirano dalla mischia...

Buongiorno, Irpinia.
Luigi Anzalone ci ha ripensato: non si candiderà a sindaco del capoluogo. Ne ha dato notizia sul suo profilo Facebook attraverso una dichiarazione che mi pare utile riprendere integralmente, per poi commentarla senza il rischio di omissioni e di forzature interpretative. Eccola.

“Dunque, ho fallito. Il mio annuncio di candidatura a sindaco di Avellino non avrà seguito. I miei molteplici tentativi di approntare una lista di qualità che accompagnasse la mia candidatura e il mio progetto di ‘Rivoluzione gentile per Avellino’ sono andati a vuoto. Ai tanti inviti e incoraggiamenti a candidarmi, accompagnati da grandi elogi e riconoscimenti, non è seguita la volontà di impegnarsi personalmente nella competizione elettorale di giugno. Mi auguro, naturalmente, che vi sia chi saprà trarre Avellino dalla sua condizione gravissima di città saccheggiata, sventrata, pietrificata, impoverita e dare inizio a una stagione di cambiamento socio-civile, di legalità e di onestà nella gestione della cosa pubblica”.

Parole come sassi, quelle di Anzalone, che denunciano un vizio antico, non degli avellinesi soltanto, ma della stragrande maggioranza degli italiani: sempre pronti a lamentare che le cose non vanno, altrettanto puntuali quando si tratta di impegnarsi in prima persona affinché le cose cambino. È la logica del proverbiale “Armiamoci e andate”.

Ci sembra di sentirli tutti quelli che avevano incoraggiato Anzalone a scendere in campo: “Dai, Gino, fallo: siamo con te, ti accompagniamo in questa nobile impresa!”. Macché. Quando il passionale Anzalone, innamorato della Politica ancor più della Filosofia, si è davvero incamminato lungo la strada del 10 giugno, ecco che la processione di amici e simpatizzanti si è fermata: “Armiamoci e vai, caro Gino”.

Abbiatene certezza: altri Anzalone hanno avuto il pensiero di scendere in campo per dare una mano alla loro Avellino. Persone perbene, preparate, competenti, senza interessi “particulari”, svincolate da obblighi di riconoscenza verso questo o quel capobastone, insomma libere. E tutte, alla fine, hanno dovuto fermarsi: “lasciate a piedi” non solo e non sempre dagli amici e dai simpatizzanti, quant’anche dai veti e dagli ostacoli più o meno insormontabili frapposti dai capipartito e dai loro galoppini.

Si tratta di una sorta di tacita intesa, non scritta ma vincolante, che trasversalmente unisce la classe dirigente politica locale. E la logica è scontata: allargare la platea significa aumentate il numero dei concorrenti per un posto di comando. Allargarla alle persone preparate, competenti e “presentabili” mette a serio rischio le probabilità di prevalere.

I partiti politici hanno fallito anche e soprattutto per la rinuncia a selezionare e a formare le classi dirigenti. Da qui il trionfo della mediocrità. Se ne avrà contezza certificata alla presentazione delle liste per le amministrative di Avellino. E allora saranno davvero in tanti a dolersi dell’assenza di Luigi Anzalone e degli innumerevoli altri Anzalone che potevano essere in campo e non ci sono.