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Buongiorno

15.05.2017 - Buongiorno Irpinia

Atripalda e la Caporetto del Pd

Il candidato sindaco designato dal Pd di Atripalda e dal Direttorio provinciale del Pd non si candida a sindaco, non presenta la lista, resta fuori dalla competizione. Tenta, in zona Cesarini, di agganciarsi alla lista del sindaco uscente, del quale per cinque anni è stato vice, ma la sua proposta viene rifiutata. Risultato: il Pd ufficiale - quello di Atripalda e quello del Direttorio - rinuncia a correre, cioè non riesce a metter su una lista, nel più importante, assieme a Solofra, dei 13 comuni irpini chiamati alle urne.
Luigi Tuccia, vicesindaco uscente e mancato candidato sindaco del Pd, ha commesso qualche errore, diciamo così, di emotività. Non si può andare d’amore e d’accordo con il proprio sindaco - Paolo Spagnuolo - per quasi cinque anni e mettersi a recalcitrare negli ultimi mesi soltanto perché gli si vuole soffiare la poltrona. Non è umanamente e politicamente corretto. Sul piano umano, perché la giravolta equivale ad un gratuito tradimento. Sul piano politico, perché - alla fine - Il sindaco Spagnuolo ha aderito al Pd, e tutto gli si può chiedere fuorché sottoporsi all’esame delle Primarie per ricandidarsi sotto il simbolo del Partito Democratico.
Ma quello di Tuccia, ribadiamo, è un errore di emotività. L’errore politico, scientificamente consumato, è invece del Pd. Del circolo locale, che ha voluto inopportunamente imporre le Primarie. Ma soprattutto del Direttorio - tutt’e quattro i suoi membri, nessuno escluso - che ha combattuto Paolo Spagnuolo fino alla fine soltanto perché il suo riferimento nel Pd è il Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro.
Chi esce con le ossa rotte, da questa vicenda, non è Luigi Tuccia. Ne esce a pezzi la deputata e membro della Direzione nazionale del partito Valentina Paris, tanto più che è atripaldese: ha dimostrato che conta quanto il due di briscola perfino nel suo paese. Ne esce a pezzi la presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio, che aveva spinto per la candidatura di Tuccia, suo rappresentante - ormai ex rappresentante - ad Atripalda. Ne escono a pezzi gli altri due membri del Direttorio, Luigi Famiglietti ed Enzo De Luca, che hanno acriticamente avallato le scelte di Paris e D’Amelio pur di non fare incrinare il loro accordo di maggioranza in vista del congresso provinciale del Pd. Ancora qui, un accordo contro Del Basso De Caro, sempre più presente e più forte in Irpinia, non solo per il suo indubitabile spessore politico e culturale, ma anche - evidentemente - per l’inconsistenza politica e culturale degli altri.
Oltre che di un partito allo sbando, per palese responsabilità della sua attuale dirigenza provinciale, il caso-Atripalda è paradigmatico anche dello scollamento tra vertici Pd e realtà locali. E fa specie che tre dei quattro del Direttorio - Paris, Famiglietti e D’Amelio - invece di riconoscere i propri "peccati" e recitare un doveroso atto di dolore, scaglino la prima, la seconda e tutte le altre pietre contro l’indistinto. É la riprova che la loro dimensione politica è popolata di fantasmi.
Ora, paradossalmente, in questa competizione elettorale, la bandiera del Pd di Atripalda è nella mani di Paolo Spagnuolo: l’unico candidato sindaco che riconduca al Partito Democratico, lo stesso Spagnuolo che Paris, D’Amelio, Famiglietti e De Luca hanno osteggiato. Se le elezioni saranno vinte da Paolo Spagnuolo, il Pd potrà dire comunque che il sindaco di Atripalda è un sindaco Pd, cioè un sindaco anche del Pd di Paris, D’Amelio, Famiglietti e De Luca. Se vincerà l’altro Spagnuolo, Giuseppe, candidato da Ciriaco De Mita a capo di una lista dove c’è di tutto e dove si ritrovano insieme diavolo ed acqua santa, il Pd di Paris, D’Amelio, Famiglietti e De Luca avrà fatto un altro favore al Signore di Nusco, a riprova d’un complesso d’inferiorità politico e culturale che è la vera ragione della debolezza del Pd irpino.
Forse, a conti fatti dei pro e dei contro, a questi meno che dilettanti del Pd provinciale converrebbe indossare la maschera del pentimento e sostenere coralmente e alla luce del sole Paolo Spagnuolo. Non è la strada che farà loro guadagnare il paradiso, ma almeno una chance di sostare in purgatorio evitandosi l’inferno politico.