menu

Buongiorno

11.05.2017 - Buongiorno Irpinia

Atripalda, ovvero come il Pd regala il sindaco a Ciriaco

Buongiorno, Irpinia. Volete sapere, Signore e Signori, come e perché Ciriaco De Mita riuscirà a far diventare sindaco di Atripalda il suo candidato pur essendo il Pd largamente maggioritario?
Bene, se avete già letto Kafka, scoprirete che il grande Franz, in materia di “assurdo”, era un dilettante.
Data per scontata la genialità politica, oltre che di potere clientelare Ciriaco vive di vendette e di sfizi. Quando deve punire l’infedele, a prescindere dalle ragioni dell’infedeltà, o deve togliersi il sassolino dalla scarpa, indipendentemente da quanto grande sia la pietra, il suo cervello si concentra per mesi, talvolta addirittura per anni, sulla vittima designata. Smette di elaborare, quella mente luciferina, soltanto quando la preda è nel sacco. Per dire: i cinesi che attendono sulla riva del fiume il passaggio del cadavere saranno pure proverbialmente dotati di cinica pazienza, ma diventano innocui chierichetti al confronto con Ciriaco.
Lui non ha mai perdonato a Paolo Spagnuolo, l’attuale sindaco di Atripalda, d’aver avuto l’ardire di sbattergli la porta in faccia quando faceva ancora parte della cucciolata Udc. Ciriaco, come al solito, pretendeva che anche quel giovane si riducesse a strisciargli ai piedi. Dopo vessazioni d’ogni genere, quel giovane non ne poté più, lasciò l’Udc e si fece strada da solo.
Ad Atripalda si vota nella tornata di giugno. Ciriaco ha atteso anni per consumare al sua vendetta. E così, con larghissimo anticipo, ha lavorato mesi e mesi per mettere su un listone con il suo candidato sindaco, Giuseppe Spagnuolo, ed elementi della più varia umanità politica.
Sarebbero stati tutti sforzi inutili, quelli di Ciriaco, se non fosse arrivata dal cielo la manna del Pd.
Chi candidare a sindaco sotto la bandiera del più forte partito ad Atripalda e in provincia? Paolo Spagnuolo si sente legittimato a succedere a se stesso. Prima perché ha guidato per cinque anni un’Amministrazione fortemente caratterizzata dalla presenza di consiglieri e assessori Pd, a cominciare dal suo vice Luigi Tuccia, molto vicino alla presidente del Consiglio regionale Rosetta D’Amelio. E poi perché egli stesso ha da poco aderito al Pd dopo una lunga frequentazione con il Sottosegretario Umberto Del Basso De Caro. Accade, però, che anche a Luigi Tuccia viene voglia di fare il sindaco, sponsorizzato non più soltanto da Rosetta D’Amelio ma anche dalla deputata Valentina Paris. La quale, essendo atripaldese, si ritiene legittimamente in diritto di mettere becco nelle cose del suo paese.
Come dirimere la contesa che si è aperta nel Partito Democratico? La genialità dei dirigenti Pd è inesauribile. “Facciamo le Primarie”, ordina la Paris incrociando il consenso del Direttorio, ossia dello stesso organismo fantasma del partito che ogni qualvolta si è materializzato ha combinato disastri. Prendete, per credere, il caso Avellino: qui perfino il sindaco, che dal Direttorio è stato difeso ad oltranza, ha detto che il Direttorio è uno tsunami di cazzate politiche.
E allora, le famo ‘ste Primarie? “Voi non ci state con la testa”, manda a dire Paolo Spagnuolo. Che aggiunge: “Ma come, io sono sindaco uscente, ho aderito al Pd e voi volete sottopormi agli esami delle Primarie? Ma fateli voi gli esami, gran figli…!”.
Il Partito Democratico, che non è nato dalla Resistenza, però resiste. Indice le Primarie, si candida soltanto Luigi Tuccia, le Primarie non si svolgono per impraticabilità di campo, vittoria a tavolino a Luigi Tuccia. E’ lui il candidato sindaco ufficiale del Pd, a lui il simbolo: Viva Tuccia, Viva Rosetta, Viva Valentina, Viva Enze, Viva il Pd, Viva Atripalda.
E vabbè: vivano tutti! Ma le elezioni si fanno e si vincono mettendo su una lista, selezionando bene chi ha voti, aggregando, persuadendo. E così, mentre Ciriaco pesca candidati un po’ dovunque nelle diverse aree politiche, il Pd è “Uno”, può vincere le elezioni senza batter ciglio ma decide di farsi “Trino”: Paolo Spagnuolo si fa la sua lista civica, Luigi Tuccia lavora alla sua lista ufficiale Pd e…. E, sorpresa, Gianluca Festa, non pago dei casini creati ad Avellino, già da tempo ha fatto aderire i suoi al listone di Ciriaco De Mita: così, giusto per distinguersi, per fare ammuina, per contribuire a far perdere il Pd.
Ma, attenzione, non è finita qui. Quando mancano 72 ore alla scadenza dei termini per la presentazione delle liste, Luigi Tuccia fa sapere che non farà più una sua lista: gli è passata la voglia di fare il sindaco, o gliel’ha fatta passare la consapevolezza che sarebbe andato a sbattere.
Ora il finale è ancora tutto da scrivere. Sulla carta Paolo Spagnuolo avrebbe la vittoria in pugno se fruisse dell’appoggio di Tuccia. Situazione complessa, ma in zona Cesarini si fanno goal da antologia.
Auguri a tutti e complimenti a Ciriaco: come “guastafamiglie” politiche convince assai più dei suoi ragionamenti politici ormai sempre più confusi, oltre che stucchevoli.