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Buongiorno

22.05.2017 - Buongiorno Irpinia

Avellino Calcio. E se scendesse in campo anche D’Agostino?

Buongiorno, Irpinia. Oggi parliamo di calcio, cioè dell’Avellino. Agli intenditori di tecniche, strategie, parco giocatori e quant’altro, tutto il “campo” per dire la loro. Io, che non sono affatto esperto di calcio giocato, ma semplicemente un tifoso dell’Avellino (e anche del Napoli), mi limito ad una brevissima riflessione sulla Società Biancoverde.
Una decina di giorni fa ho intervistato il presidente Walter Taccone. Di lui si può dire tutto ciò che si vuole, compreso che sia o meno simpatico. Ma è decisamente indiscutibile il suo parlar chiaro. Che può apparire anche un tantino greve. Però è chiaro.
Sui futuri assetti societari, Taccone ha detto tre cose di buon senso: 1) Se qualcuno sogna la serie A, deve fare in modo che l’Avellino cambi Patron. Lui non ha la forza finanziaria per un obiettivo del genere. Insomma, per ora non se ne parla. 2) Il vicepresidente Gubitosa è persona degna ed affidabilissima. Taccone sarebbe felicissimo che il sodalizio continuasse. 3) Ipotesi nuovi soci? Porte aperte, ma a condizioni limpide e guardandosi negli occhi, oltre a dare un’attenta sbirciata alla tasca. 4) Serve un nuovo patto con i tifosi fondato sul rispetto reciproco.
Non entro nel merito della riconferma o meno di Novellino. Ho capito che dipende solo da lui e non dalla società.
Al netto del margine di riserve che ogni presidente di società di calcio è normale che abbia, a me sembra onesto il discorso che fa Taccone. La serie B è tosta e finanziariamente impegnativa. Non mi pare si siano fatte avanti chissà quante e quali persone quando si è trattato di riavviare da posizioni assai scomode l’avventura Biancoverde. Nella buona e nella cattiva sorte, Taccone è riuscito prima a portare l’Avellino in B e poi a mantenercelo. Non impresa da poco per una piccola provincia come l’Irpinia, tanto più con i tempi magrissimi che sta attraversando la nostra economia.
A voler essere realistici, non necessariamente più del re, io credo che l’ingresso di almeno un altro socio, naturalmente con Gubitosa ben fermo e saldo dov’è, sarebbe indispensabile per affrontare il prossimo campionato con minori affanni e con qualche soddisfazione in più sul terreno di gioco. Soci forestieri? Se ne potesse fare a meno, sarebbe meglio. L’Avellino ha fatto grandi e belle cose con gli imprenditori di questa terra, che erano innamorati del pallone e dei colori locali prima d’ogni altra cosa.
Possiamo scrutare l’orizzonte quanto vogliamo: oggi l’unico imprenditore irpino che ha le caratteristiche testé citate è Angelo Antonio D’Agostino. Lui non è soltanto innamorato del pallone. Lui stravede per il pallone. E’ una passione che si porta nel Dna. Ed è anche uno al quale piace fare le cose in grande, chiaramente le cose che si possono fare. Commette errori – anche madornali, talvolta grossolani – ma chi è senza peccato scagli la prima pietra. E’ impegnato in politica e riveste la carica di parlamentare? Non è un problema ostativo.
Mi sembra di capire che Taccone, già in passato, abbia avuto qualche approccio con D’Agostino. Evidentemente poco fortunato, a giudicare dall’attuale assetto societario. Ma le porte non sono state trovate sbarrate, considerati gli sponsor sulla divisa Biancoverde.
Fossi in Taccone, un nuovo tentativo lo farei. Meglio ancora se fosse accompagnato dal gradimento preventivo dei tifosi, ma sulla base indicata dallo stesso Taccone quando ha parlato di sé e per sé: pretendere il rispetto dei tifosi, dandone a propria volta, è il minimo sindacale dei rapporti di civiltà in qualsiasi contesto.
Palla a centro, dunque. La partita societaria è appena cominciata. Prima si va a goal, tanto meno in salita sarà il campionato.