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Buongiorno

04.11.2017 - Buongiorno Irpinia

Avellino, la prostituzione minorile e “il silenzio degli indecenti”

Le cronache giudiziarie hanno raccontato ieri che si è avvalso della facoltà di non rispondere Federico De Vito, il gestore del circolo avellinese degli orrori dove studentesse minorenni venivano adescate e indotte a prostituirsi.

Non sono un giurista, per di più ho un pensiero decisamente garantisca, ma ritengo che la coscienza collettiva non possa non ribellarsi difronte a una norma che consente “il silenzio degli indecenti”.
Un silenzio che è innanzitutto morale, nel senso di “immorale”, e che di fatto rallenta le indagini mirate a scandagliare il sottofondo di questa vicenda: per portarne a galla tutto il marciume ed evitare, per quanto possibile, che altre vittime innocenti finiscano nella tela degli orchi della porta accanto.

È del tutto evidente, infatti, che il circolo degli orrori di via Vasto non poteva reggersi sulla frequentazione di un paio di clienti, quelli sin qui individuati. Il silenzio di De Vito durante l’interrogatorio di garanzia nel carcere di Bellizzi non aiuta a definire la mappa degli “indecenti”, che pare costituita soprattutto da persone anziane: una circostanza che se verificata restituirebbe, di questa vicenda, un profilo perfino più inquietante dello squallore umano finora emerso.

Ma al di fuori del quadro giudiziario, lascia allibiti la tiepidissima, se non proprio assente, reazione delle classi dirigenti locali, a cominciare da quella politica e istituzionale, di fronte ad uno scandalo che ha fatto “guadagnare” ad Avellino la ribalta delle cronache nazionali. E bene ha fatto la consigliera di parità della Provincia di Avellino, Antonietta De Angelis, a denunciare il “clima di ordinaria normalità” che sta ovattando l’orrore di via Vasto.

Per fortuna, di converso, non mancano le voci di chi alla “normalità” del degrado non si rassegna. È il caso di Gennaro Bellizzi, Primario di Cardiologia all’Ospedale civile di Ariano Irpino, un avellinese che conosce e ama la sua città, soprattutto una persona perbene e “cristiano” che pratica la sua fede quotidianamente attraverso azioni silenziose di sicuro spessore sociale.
Bellizzi ha scritto una lunga lettera aperta al vescovo di Avellino, Monsignor Aiello, pubblicata ieri dal quotidiano “Il Mattino”. Il contenuto è un’analisi spietata delle troppe assenze e indifferenze, politiche e istituzionali, che hanno portato al degrado morale e civile del capoluogo. Nessuna indulgenza, nello scritto di Bellizzi”, nemmeno verso le guide d’improbabile carisma della Chiesa cittadina. Ma vi è soprattutto l’accorato appello a Monsignor Aiello perché si metta a capo della “Rivoluzione della famiglia”, “in nome della famiglia e in difesa della famiglia”, cui lo stesso vescovo aveva fatto cenno nell’omelia al Duomo il giorno di San Francesco. Un appello e una domanda: “Lei stesso, Monsignor Aiello, si sente di portarla avanti questa Rivoluzione, certamente non da solo, ma comunque di guidarla?”. La lettera chiude con una chiosa di ottimismo che ha già in sé una forte carica rivoluzionaria: “Se, come io credo e sento, la sua risposta è un sì, sappia che troverà al suo fianco, oltre ai suoi confratelli (che, sono convinto, in gran parte, percepiscono anch’essi l’entità del problema) anche tanta gente comune, come me, che auspica con tutto il proprio cuore che una pagina dolorosa come questa che stiamo vivendo non abbia mai più a verificarsi nella nostra Avellino”.