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Buongiorno

16.02.2019 - Buongiorno Irpinia

Avellino, le elezioni comunali e quei presunti leader “montati” a cavallo

Ricordo un’espressione che mio padre usava tanti, ma tanti anni fa. Diceva: “Francù (eh, sì: mi chiamava proprio così, Francuccio!) diffida delle persone che non scendono mai dal cavallo”. Si riferiva, com’è facile intuire, a chi è pieno di sé, a prescindere dall’essere in possesso o meno delle migliori virtù e capacità. Insomma, a gente priva di umiltà, presuntuosa, vanesia, incapace del benché minino senso d’autocritica: vera misura, quest’ultimo, della statura intellettuale, morale e umana di tutti noi mortali.

Mi è tornato alla mente questo sano insegnamento del compianto e amatissimo “boss” osservando (per mestiere, ma anche per interesse politico) ciò che sta accadendo ad Avellino in vista delle elezioni comunali di maggio.

E qui serve aprire una parentesi, giusto per evitare il rischio d’ingenerare equivoci. Credo di essere tra i giornalisti della nostra provincia che con costanza hanno mosso ragionati e pesanti rilievi critici nei confronti dell’attività delle forze politiche, il Pd in modo particolare, non foss’altro perché è il partito ancora maggiormente rappresentativo delle istituzioni locali.

È un dato acquisito la crisi profonda, d’identità innanzitutto, che stanno vivendo i partiti, in Irpinia come nel resto d’Italia. Ed è fuori d’ogni ragionevole dubbio che la causa principale del loro fortissimo calo di popolarità fa capo essenzialmente agli abusi consumati negli anni da larga parte delle loro classi dirigenti.

Ciononostante, i partiti politici – tutti, indistintamente – rappresentano larghe comunità di persone, hanno i loro organismi dirigenti, espressioni del voto degli iscritti. Si reggono, insomma, sulla legittimazione di processi democratici ben definiti e riconosciuti. Le linee politiche che esprimono si possono condividere oppure no, e in base ad esse ottengono più o meno consenso.

Fuori dai partiti politici, in Irpinia, segnatamente nel capoluogo, stanno spuntando leader come funghi, anche se non si capisce bene leader di chi e di cosa. E sin qui passi pure: non si può mettere limite alle ambizioni. Il problema nasce quando i succitati leader, o presunti tali, sono esattamente gli stessi soggetti che fino a un’ora fa erano organici ai partiti politici, senza esserne però leader perché mai legittimati dal gioco democratico interno. Il problema – diciamo così – peggiora quando i succitati leader, o presunti tali, sono tuttora organici ai partiti politici: sono cioè, contemporaneamente, dirigenti di partito e leader cosiddetti civici.

Infine diventa drammatico, il problema, quando questi stessi soggetti montano a cavallo, si autoproclamano leader e sputano veleno sui partiti grazie ai quali sono politicamente nati e cresciuti, beneficiando di incarichi e prebende, o dei quali sono addirittura ancora classe dirigente. È in quella fase, quando dal cavallo non sembrano più intenzionati a scendere, che essi mostrano la loro vera natura: gente spocchiosa, presuntuosa, inaffidabile, moralmente e intellettualmente di bassa statura.

L’esatto opposto dei leader.

Povera Avellino: la vedo messa proprio male, alle elezioni comunali prossime venture!