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Buongiorno

19.08.2017 - Buongiorno Italia

Barcellona, ricordando “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci

“Terrore e morte a Barcellona”.
E’ il titolo della Corriere Della Sera di ieri. Simile ai titoli di tutti i quotidiani e di tutti i Tg del mondo. Ancora vittime innocenti rivendicate dal terrorismo dell’Isis. Un altro anello della catena infernale del terrorismo islamico. Che non c’entra niente con l’Islam. Ma che correttamente si chiama islamico.
L’altra sera, le immagini dei corpi straziati sulla Rambla, l’espressione indescrivibile dei sopravvissuti e il silenzio assordante calato sul luogo dell’eccidio qualche ora dopo hanno rinviato a sequenze già viste e riviste troppe volte. E al “Perché?”.
Ho riletto d’un fiato “La Rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci. E vi ho ritrovato tutti i “perché” ai quali continuiamo a fingerci estranei. Forse, anzi certamente, per nascondere la nostra impotenza. E fors’anche, anzi certamente, per dichiarare, senza dirlo, la nostra rassegnazione.
Vi ripropongo soltanto una paginetta, presa a caso, del libro-testimonianza che la Fallaci scrisse subito dopo l’attentato alle Torri Gemelle. E vi invito a leggere, o a rileggere, quel libro.
E’ tempo di aprirci diversamente a quei “Perché”. Altrimenti non servono più il cordoglio, la commozione, la rabbia, il dolore. Tutto resterebbe, ancora e forse sempre, vana retorica della coscienza.

“…Ridi, ne sono certa. Ti sembrano barzellette, queste. Aneddoti da raccontare a cena. Così il seguito di questo episodio non te lo racconto: ti lascio con la curiosità di sapere se lo sposai o no. Ma per farti piangere ti racconto la storia dei dodici giovanotti impuri (cosa avessero fatto di impuro non s’è mai saputo) che finita la guerra del Bangladesh vidi giustiziare a Dacca. Li giustiziarono sul campo dello stadio, a colpi di baionetta nel torace o nel ventre, e alla presenza di ventimila fedeli che dalle tribune applaudivano in nome di Allah. “Allah akbar, Dio è grande, Allah akbar”. Lo so, lo so: nel Colosseo gli antichi romani, quegli antichi romani di cui la mia cultura va fiera, si divertivano a veder morire i cristiani dati in pasto ai leoni. Lo so, lo so: in tutti i Paesi d’Europa, i cristiani, quei cristiani ai quali sia pure a denti stretti riconosco il contributo che hanno dato alla Storia del Pensiero, si divertivano a veder bruciare gli eretici. Però è trascorso qualche secolo, da allora. Nel frattempo siamo diventati un tantino più civili, e anche i figli di Allah dovrebbero aver compreso che certe cose non si fanno. Loro invece le fanno. Dopo i dodici giovanotti impuri ammazzarono anche un bambino che per salvare il fratello condannato a morte s’era buttato sui giustizieri. Non lo-toccate, non lo-toccate. A lui schiacciarono la testa con gli scarponi da militare. E se non ci credi, rileggi la mia cronaca o la cronaca dei giornalisti francesi e tedeschi e inglesi che inorriditi quanto me erano lì con me. Meglio, guardati le fotografie che uno di essi, il tedesco, scattò. Comunque, il punto che mi preme sottolineare non è questo. E’ che, concluso lo scempio, i ventimila fedeli (molte donne) lasciarono le tribune e scesero nel campo. Non in maniera scomposta, caotica, no. In maniera ordinata, solenne. Lentamente composero un corteo e, sempre salmodiando Alla akbar – Allah akbar passarono sopra i cadaveri. Li distrussero come le due Torri di New York. Li ridussero a un tappeto sanguinolento di ossa spiaccicate...”.
E qualche pagina più avanti, riferendosi ad altro luogo……
“… Rammento e capisco che le tre donne al mercato sono state uccise perché erano andate dal parrucchiere. Capisco insomma che si trattava di tre combattenti, di tre eroine, e dimmi: è questa la cultura cui alludi quando parli solo di contrasto fra le due culture? Eh, no, caro mio: no: Distratta dal mio amore per la Libertà ho incominciato il discorso affermando che al mondo c’è posto per tutti e mia madre diceva il-mondo-è bello-perché-è-vario. Che se alcune donne sono così sceme da accettar certe infamie, peggio per loro: l’importante-è-che-certe-infamie-non-vengano-imposte-a-me. Ma ho detto una cosa ingiusta. Perché a far quel ragionamento ho dimenticato che la Libertà scissa dalla Giustizia è una mezza Libertà, che difendere la propria Libertà e basta è un’offesa alla Giustizia. E implorando il perdono delle tre eroine, di tutte le donne giustiziate seviziate umiliate o sviate dai figli di Allah, sviate al punto di unirsi al corteo che calpestava i morti dello stadio di Dacca, dichiaro che la faccenda mi riguarda eccome. Ci riguarda tutti, signore o signore Cicale e…”.