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Buongiorno

21.08.2017 - Buongiorno Irpinia

Bob Dylan e la chitarra del vescovo di Avellino

Buongiorno, Irpinia.
Su “Il Mattino” di ieri, ho letto con grande interesse – e, confesso, con un pizzico di emozione nostalgica – l’ottimo pezzo di Marco Ingino sul vescovo di Avellino, Monsignor Arturo Aiello, che nel seminario “Giovanni Paolo II” di Pontecagnano Faiano, davanti ai 125 giovani dell’azione cattolica avellinese che partecipano al campus di quest’anno, ha imbracciato la chitarra ed ha cantato una delle più belle canzoni (per me) di Bob Dylan: “Blowin’ in the Wind”.

Bob Dylan è stato il mio idolo giovanile, ecco perché la nostalgia. Ed è il mio idolo oggi, nell’età – ahimè – tanto matura da spiegare l’indulgenza verso qualche pensiero nostalgico: ecco perché il mio “ansioso” interesse quando, sfogliando il giornale, ho visto quel titolo: “Il vescovo canta Bob Dylan ai giovani cattolici”.
E’ un genuino innovatore, Monsignor Aiello. Lo aveva fatto capire fin dal suo primo giorno ad Avellino. Nella buona musica egli vede un veicolo prezioso per dialogare con i giovani soprattutto. Non è una novità che un prelato canti. A fare la differenza è che ciò che Monsignor Aiello canta, Nel suo esordio in diocesi, aveva citato De Andrè, Battisti e Baglioni. La scoperta che nel suo repertorio preferito ci sia Bob Dylan, non “anche” Bob Dylan, è stata la riconferma di una sensibilità “laica” molto significativa, considerato l’impegno sociale che pregna i versi del grande artista, specie nelle canzoni del periodo giovanile cui appartiene “Blowin’ in the Wind” (composta nell’aprile del ‘62, registrata a luglio dello stesso anno).
Monsignor Aiello, in coro con i giovanissimi dell’Azione Cattolica, ha cantato quella canzone in una versione italiana – quella di Mogol per Tenco – in cui c’è una traduzione forzata, anzi decisamente sbagliata, come ha chiosato il bravissimo Marco Ingino, dei versi del refrain. E in effetti è proprio così. “The answer, my friend, is blowin’ in the wind / the answer is blowin’ in the wind”, viene arrangiata da Mogol come: “Risposta non c’è / o forse chi lo sa / nel vento caduta sarà”. La traduzione corretta (vedi Alessandro Carrera, che per le Edizioni Feltrinelli, 2004, ha curato “Bob Dylan – Lyrics 1962-2001) è: “La risposta, amico mio, vola via nel vento / la risposta vola via nel vento”.
Un distinguo assai significativo che ha dato agio a Monsignor Aiello di spiegare come, a differenza del messaggio disperato che si legge nella versione di Mogol, Bob Dylan in quei versi accendeva invece la speranza.

Solo per gusto intellettuale, e chiedendone venia al vescovo, però, mi permetto di contraddirlo quando egli sostiene – riprendo da “Il Mattino” – che “forse non in modo consapevole, ma quando Dylan fa riferimento alla colomba bianca, sembra di leggere l’invocazione allo Spirito Santo”.
Le cose stanno diversamente. Ancora Alessandro Carrera, impareggiabile curatore della traduzione e delle note sulle canzoni di Dylan, spiega, nel citato volume “Lyrics”, che la colomba menzionata dall’artista-poeta nella prima strofa di “Blowin’ in the wind” è un esplicito riferimento “alla colomba che Noè fece uscire dall’arca e che non trovò luogo su cui posarsi perché il diluvio copriva ancora la terra (Genesi 8,8)”. Così come il verso “un uomo quante orecchie deve avere” riecheggia Ezechiele (“Hanno orecchie per sentire ma non sentono”, nonché Matteo (“Chi ha orecchie per intendere intenda”). E molti altri riferimenti alle Scritture si ritrovano in tante canzoni di Dylan, a riprova – era questo il senso della benevola contraddizione al vescovo – che il Premio Nobel per la Letteratura (“contro la sua volontà e desiderio”) in maniera molto consapevole scriveva anche quei versi. Altra storia sono le interpretazioni circa la natura delle sue ispirazioni religiose. Che a parere del sottoscritto è una natura squisitamente culturale. Bob Dylan, infatti, ha esplorato come pochi artisti del campo musicale l’universo delle grandi opere della storia dell’umanità, “attingendo di volta in volta – citiamo ancora da Lyrics – al patrimonio folklorico, alla Bibbia o alla poesia, da Shakespeare a Rimbaud, da Brecht a Ginsberg. E’ un universo ricchissimo, nel quale risiede gran parte del fascino esercitato dalle canzoni dylaniane”.
Credo di fare cose lieta a Monsignor Aiello, per il significato anche profondamente religioso che può ricavarvi, chiudendo questa nota con la chiosa di Bono sull’arte del Nostro: “Dylan è come una voce antica, venuta a dirti che tu devi sapere da dove vieni”.