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Buongiorno

22.02.2017 - Buongiorno Italia

Buongiorno Pd. Ora prova a stupirci

Buongiorno Irpinia. Buongiorno Campania. Buongiorno Italia.
E’ una buona notizia la decisione di Michele Emiliano di restare nel Pd e di candidarsi a segretario. E’ una buona notizia perché rende un po’ meno dolorosa la scissione che gli altri “compagni” di strada – da Rossi a Speranza, dunque a Bersani – sembrano perseguire senza più ripensamenti. Magari il gesto di Emiliano farà riflettere un tantino in più. Magari – anche se appare improbabile – tutto potrà rientrare nel perimetro della dialettica interna, aspra e perfino violenta quanto si vuole, ma sempre meglio di una frattura insanabile che lascerebbe sul campo tantissimi vinti e nessun vincitore.

“Questa è casa mia e nessuno può cacciarmi!”, ha detto Emiliano annunciando che sarebbe rimasto nella casa del Pd. Non sappiamo se qualcuno volesse davvero cacciarlo. In politica le parole sono pietre. E sono fatti. Ed è un fatto che Matteo Renzi avesse telefonato proprio ad Emiliano per chiedergli di restare. A parte l’enfasi, forse funzionale a giustificare un qualche eccesso di volubilità negli ultimi giorni, il Governatore della Puglia rivendica un sacrosanto diritto: nessuno, anche se davvero ci fosse qualche malintenzionato, potrebbe mai cacciarlo dalla casa politica che giustamente ritiene anche sua. Si può concedere lo stesso diritto a Matteo Renzi senza nemmeno dover invocare, in questo caso, la clausola di “prelazione” trattandosi del segretario uscente? Era questo il senso delle parole di Renzi, lunedì all’assemblea Pd, quando – rispondendo ad una volgarissima sgrammaticatura politica di Roberto Speranza – ha detto: “Potete distruggermi, ma non chiedermi di non candidarmi.
Si va al congresso, dunque. E tutto lascia indovinare che si tratterà di un congresso di sicuro spessore politico-culturale e di grande attenzione verso le questioni serie del Paese: soprattutto se oltre ad Emiliano, in competizione con Renzi, scenderà in campo anche il ministro Orlando. Checché ne dicano i pessimisti a tutti i costi – a cominciare da taluni commentatori politici il cui rammarico è di essere rimasti commentatori senza mai diventare politici – vivaddio si fa un congresso vero. Che è una notizia addirittura ottima – per la democrazia, quindi per tutti noi – se si consideri che gli altri partiti e movimenti o non li fanno affatto, i congressi, optando per una sorta di neo-centralismo aziendale (leggi Grillo-Casaleggio), o li fanno rigorosamente in famiglia tutt’al più con pochi amici intimi. Non è questa una buona ragione, al di là delle opinioni politiche di ciascuno, per dire “Meno male che c’è il Pd?”.

Buongiorno Italia e Buongiorno Campania, allora. Eh, già: perché è urgente farlo il congresso regionale del Pd. Qui il partito si è ridotto ad una sorta di terra di nessuno dove chiunque può pascolarvi e farci il comodaccio suo, consentendo perfino ad uno come de Magistris, ossia al nullo politico, di sbeffeggiare e sentenziare. E’ questo il paradosso ed insieme il paradigma della condizione disastrosa in cui versa il Pd della Campania: si consente di sentenziare a un de Magistris, lo stesso che quando faceva il mestiere di Pubblico Ministero non pare abbia ottenuto un numero appena apprezzabile di sentenze favorevoli. Figurarsi in quale stato è ridotto il Pd della Tartaglione e compagni. Serve il congresso e serve una leadership forte. Che non può nascere dalla rottamazione tout court. La leadership è nella sensibilità di saper interpretare cosa sta accadendo nella comunità regionale, ed insieme nella capacità di dare risposte ai livelli istituzionali competenti. Non è più possibile immaginare una separazione così netta tra governo della Regione e Pd, ovvero il Partito che ha in mano le redini politiche della Regione. Ma non si può di certo rimproverare al Governatore De Luca l’inesistenza di fatto del partito regionale. Un esempio: se provate a chiedere in giro chi è Assunta Tartaglione, vi risponderanno una qualsiasi cosa, perfino – nell’ironia geniale dei napoletani – che è una parente alla larga della Madonna, ma solo pochi intimi diranno che si tratta della segretaria regionale del Pd. Eppure, a questa onorevole Signora, un mese fa venne il proverbiale colpe di tosse della pulce e si spinse a dire che “la luna di miele con De Luca è finita!”. Capite cos’è il Pd regionale? Una Vergine del niente politico che abbandona il letto matrimoniale senza aver mai consumato, naturalmente per propria colpa grave”.

Buongiorno Campania e Buongiorno Irpinia, infine. Urge anche qui il congresso provinciale. Non se ne può più di un Direttorio provinciale (ma perché l’hanno chiamato così?) formato da quattro persone – due deputati per grazia ricevuta, un ex senatore in ansia di rivincita e un presidente di Consiglio regionale accusata (ingiustamente, a mio parere) di essere maggiordomo (?) di De Mita – che sono riusciti nell’unica impresa di far apparire uno statista l’ex segretario De Blasio che avevano giubilato perché ritenuto inadeguato.
Serve il congresso subito e serve un congresso vero: con più competitori in campo, con un confronto “all’arma bianca” (altro che l’unanimismo invocato dall’ex senatore De Luca) sui temi seri della provincia, con una chiara linea sulle alleanze. Non è vero che non ci siano energie vecchie e nuove all’altezza del compito da proporre al popolo irpino del Pd. Il partito vanta una platea di amministratori capaci ed onesti che hanno parecchio da proporre, di intellettuali di primissimo piano che avrebbero non poco da suggerire se – vivaddio – si desse loro parola e visibilità, di giovani che hanno voglia di fare e perfino la pazienza di aspettare se la richiesta di attendere è un impegno serio e non una presa per il culo.
Nemmeno qui serve rottamare. L’esperimento è fallito a Roma e fallirebbe anche qui. Serve piuttosto selezionare. Serve un patto generazionale. Serve spingere in prima linea la generazione dei cinquantenni e dei quarantenni. E serve che i cinquantenni e i quarantenni, oggi sospinti da chi il proprio già l’ha fatto, s’impegnino ad aprire da domani la strada ai più giovani.
Ecco ciò che serve. Ma, naturalmente, è soltanto un’opinione. Come ho già avuto modo di scrivere circa l’assurda guerra sottotraccia tra il Governatore De Luca e il Sottosegretario Del Basso de Caro, anche a voi – dirigenti del Pd – mi permetto di dire: se terrete in considerazione la mia modesta opinione, ne sarò lieto. Diversamente, grazie lo stesso, e fate un po’ come cazzo vi pare.