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Buongiorno

28.04.2019 - Buongiorno Irpinia

Candidati sindaci “civici” o sottobanco “di partito”? Lo dichiarino ora

Ieri sono state presentate le liste dei candidati alla carica di sindaco e al Consiglio comunale dei 46 centri irpini chiamati alle urne il 26 maggio. Non entro nel merito dei nomi. Non è questo l’argomento. Soltanto una brevissima riflessione che attiene all’etica della politica, chiamatela pure etica della rappresentanza: ossia il “dovere” – da parte di chi si candida alla massima carica cittadina – di dire con chiarezza agli elettori, non soltanto cosa intende fare e come (il programma), ma anche in quale forza politica si riconosce, sempreché, naturalmente abbia un preciso riferimento partitico.

È un aspetto, a mio avviso, molto importante. E, invero, non solo sul piano etico. Ecco perché.

È tradizione consolidata, soprattutto nei piccoli comuni, il ricorso ai simboli civici. Se si guardano le liste di questa tornata elettorale, ad esempio, raramente si riscontra la presenza di qualche marchio di partito. Niente di male e di anormale, per carità. Basta però rileggersi le cronache d’un qualsiasi tempo, e degli ultimi due decenni in particolare, per ritrovarsi la sorpresa di sindaci “civici” attivamente impegnati in uno schieramento politico o nell’altro.

Nemmeno questa circostanza, in teoria, contraddice l’etica della rappresentanza. Il problema insorge, invece, quando ritroviamo a rappresentare le proprie comunità, negli enti sovracomunali e nelle società partecipate, sindaci “civici” che rispondono agli “ordini” di un partito o dell’altro, ovvero a subordinare gli interessi oggettivi del proprio comune alle logiche della forza politica di appartenenza: logiche che non sono automaticamente coincidenti con quelle di un determinato municipio.

Insomma, se è un sacrosanto diritto di tutti pensare e militare in politica come meglio aggrada, non è corretto – sia sul piano etico che politico – chiedere voti e farsi eleggere in nome di un imparzialissimo “civismo” e ritrovarsi poi intruppati con la fascia tricolore in un partito, ovvero ad agire in nome e per conto di un partito scelto dal sindaco ma non dagli elettori che hanno votato quel sindaco “civico”.

Il problema è anche vostro, allora, care elettrici e cari elettori: è un vostro diritto-dovere, nel corso di questa campagna elettorale, pretendere che i candidati sindaci vi dicano se siano o meno “intruppati” in un partito. E pretendere l’impegno che resteranno ciò che oggi sono (e dichiarano d’essere) per l’intero corso del mandato amministrativo.