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Buongiorno

13.08.2018 - Buongiorno Irpinia

Cari 5 Stelle di Avellino, il “Governo di salute pubblica” è altro

Buongiorno, Irpinia. La premessa è d’obbligo, a scanso di equivoci.
Fin dalla notte della sua elezione, ho detto e scritto che Vincenzo Ciampi sarebbe potuto essere un ottimo sindaco per la comunità avellinese: è persona seria, rigorosa, onesta, animata da una genuina e forte volontà di fare, unicamente al servizio della sua città.

Ho usato allora e continuo ad usare oggi il condizionale per una banalissima ma altrettanto fondatissima ragione: nei sistemi democratici, in tutti i sistemi democratici, la regola numero uno e imprescindibile è che per governare serve una maggioranza.

Il problema di Ciampi – torno a ripeterlo – è che non ha una maggioranza. E quando leggo dichiarazioni, come quelle rilasciate ieri l’altro da un assessore, che suonano nel modo seguente: “I numeri ce li andiamo a cercare di volta in volta”, mi assale un senso di profonda tristezza e rimuovo l’argomento sempre con la stessa domanda, ossia: “Ma questi ci fanno o ci sono?”.

Insomma, come è possibile immaginare il governo di una città sotto la costrizione di andare di volta in volta a cercarsi una maggioranza? Da dove parte, dove arriva e in quali punti si annoda il filo della moltitudine di decisioni coerenti che danno forma e sostanza ad un qualsiasi disegno strategico di governo?

Qui pare si confonda l’amministrazione di un capoluogo con quella di un condominio nemmeno tanto grande: ci riuniamo tre, quattro volte l’anno, e decidiamo a maggioranza se dare o meno una rinfrescata alle scale ed altre amenità del genere.

Ho scritto qualche giorno fa, e confermo, che i vari gruppi e singoli consiglieri comunali eletti il 10 giugno, eccezion fatta dei 5 Stelle naturalmente, hanno in mente un unico pensiero: cuocere il sindaco Ciampi a fuoco lento e dimostrare che i grillini non sono all’altezza del compito.

Ciò accade anche per un bel po’ per responsabilità dei 5 Stelle. Tre ex candidati sindaci – Cipriano, Morano e Preziosi – avevano infatti dato la loro disponibilità a collaborare per un governo di cambiamento. È vero che nemmeno con il loro appoggio Ciampi avrebbe avuto i numeri necessari in Consiglio; ma intanto sarebbe partito con una base di undici consiglieri anziché cinque, ed avrebbe comunque avuto molte più probabilità di far nascere cosa da cosa. Invece ha voluto muoversi diversamente, ottenendo l’effetto di indispettire anche chi al ballottaggio si era speso a suo sostegno.

Era sulla base di queste considerazioni che mi ero permesso di riflettere sulla opportunità che il sindaco di Avellino imboccasse la strada delle dimissioni: meglio il fischio di chiusura della partita per impraticabilità di campo, con rinvio a tempi e risultati migliori, che una lenta agonia destinata a danneggiare la città e l’immagine dei 5 Stelle.

Ieri ho letto che Ciampi ha rigettato l’idea delle dimissioni senza se e senza ma. La sua è una scelta chiara e legittima e va rispettata. Così come chiara e legittima è la rivendicazione del diritto di governare avendone avuto il mandato dai cittadini, ancorché grazie ad una legge (capitolo ballottaggio) che lascia irrisolto il nodo della governabilità se sei un sindaco di minoranza: la cosiddetta “anatra zoppa”.

Come se ne esce, allora? Assieme al “No” alle dimissioni, il sindaco ha rilanciato la sua idea originaria di un “governo di salute pubblica”. Mi perdoneranno Ciampi e i 5 Stelle, ma non posso non rilevare una nuova contraddizione in termini che bene si farebbe a risolvere al più presto.

Il “governo di salute pubblica” è per definizione un governo cui partecipano quante più forze politiche possibili (nella fattispecie, quante più rappresentanze consiliari possibili) in via del tutto eccezionale e comunque per affrontare e governare una fase di transizione.

A questo punto, la domanda ineludibile è: può dirsi “governo di salute pubblica” la giunta nominata da Ciampi senza alcuna consultazione preventiva con chicchessia e che rappresenta in tutto e per tutto esclusivamente i 5 Stelle? La risposta seria è, naturalmente, “No”. Significa, allora, che il sindaco vuole rifare la giunta coinvolgendo quante più rappresentanze consiliari possibili? Poiché anche qui la risposta è, naturalmente, “No”, in un vicolo cieco si era e lì si rimane.

Insomma, e in conclusione, ciò che Ciampi e i 5 Stelle propongono, certamente in buona fede, è qualcosa che non esiste, o che non può esistere alle condizioni imposte. Si può anche comprendere, e perfino apprezzare, l’ispirazione utopica che muove le loro intenzioni. Ma qui bisogna fare i conti con la realtà. Detta diversamente, non si può pretendere di avere la botte piena e la moglie ubriaca; oppure di guidare la bicicletta e chiedere che gli altri si limitino a pedalare. Può funzionare così nella democrazia virtuale, non in quella reale.