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Buongiorno

20.07.2017 - Buongiorno Campania

Caro De Luca, attento alle “porcherie clientelari” della Sanità

Non deve essere per niente agevole stare nei panni di Vincenzo De Luca commissario per il rientro del debito sanitario della Campania. E i motivi sono almeno due.
Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, la verità è che da quando sono state istituite le regioni la politica ha fatto cose da pazzi specie nella Sanità e specie in Campania.

Se la nostra regione è ancora ultima nella graduatoria nazionale dei Lea (livelli essenziali di assistenza) la responsabilità non è del governo centrale, né dei commissari che si sono succeduti negli ultimi dieci anni, da Bassolino a Caldoro (in quanto governatori) fino a Polimeni (esterno). La responsabilità è stata della gestione politica della Sanità, del sacco che ne hanno fatto i partiti politici che hanno amministrato la Campania in tutti questi anni. Magari Bassolino e Caldoro – governatori e commissari insieme – avrebbero potuto fare di più e non l’hanno fatto. Ma ciò non toglie che la malattia è insorta prima, quando i partiti politici, l’ex Dc in modo particolare, hanno trasformato in “cabine elettorali” gli ospedali e le vecchie Usl poi diventate Aziende. È stato con i primari e direttori di vari livelli diventati tali per meriti politici che la nostra sanità ospedaliera è finita dove purtroppo la ritroviamo oggi.

De Luca – e siamo al primo motivo che non ce lo fa invidiare nelle vesti di commissario – deve fare la rivoluzione promessa partendo da una condizione oggettiva disastrosa. Una missione quasi impossibile. Ma le grandi sfide, quelle ai limiti, gli fanno dare il meglio di sé. In bocca al lupo.
Se, però, è estremamente complicato mettere ordine nell’esistente, proprio perché frutto delle “porcherie clientelari” (l’espressione è di De Luca) consumate fino alla presidenza Caldoro, molto più agevole, quasi automatico, dovrebbe essere il compito rispetto a ciò che si decide da ora in poi.
Ad esempio, per quanto il Governatore si sia sforzato di dire che le nomine dei direttori generali siano state fatte in piena autonomia, si sa che in alcuni casi ha dovuto “ascoltare” qualche partner di maggioranza particolarmente vocato alle porcherie clientelari. Sono i direttori generali che gestiscono i concorsi. Hanno loro la responsabilità oggettiva della qualità dei servizi. E’ qui che De Luca dovrebbe tenere gli occhi ben aperti per evitare altre porcherie che renderebbero ancora più difficile la sua rivoluzione. Così come spalancati bisognerebbe tenere occhi e orecchie su ciò che accade nel variegato mondo degli accreditamenti. Il caso Aias di Avellino, ad esempio, è paradigmatico di un sistema di omissioni che può indurre porcherie clientelari di tipo apparentemente legittime. Studiare il caso per capire meglio.

Tra le grandi nuove sfide positive da affrontare, invece e sempre a mo’ di esempio, c’è quella della “deospedalizzazione”: che significa come far risparmiare agli ospedali un pozzo di soldi e velocizzare al massimo il turn over delle degenze affidando alle strutture intermedie i pazienti bisognevoli di particolari terapie riabilitative.

Il secondo motivo dell’impegno assai gravoso di De Luca è che egli, dopo la nomina a commissario, non ha più alibi. Nelle sue mani sono concentrati tutti i poteri, ordinari e straordinari, per risollevare le sorti della sanità campana: che significa elevare la qualità dell’assistenza, annullare la mobilità passiva, azzerare il disavanzo, ridare dignità all’immagine del nostro territorio.