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Buongiorno

02.04.2018 - Buongiorno Irpinia

Caro Rotondi, per Avellino non servono le ammucchiate

Buongiorno, Irpinia.
Non è una novità che io abbia nutrito, e tuttora nutra, stima e simpatia per Gianfranco Rotondi, l’ex “enfant prodige” della politica irpina che fu costretto ad “emigrare” al Nord, e in Forza Italia, per essere eletto al Parlamento.

Invero, la stima (politica) era di gran lunga maggiore quando in Irpinia vestiva i panni del democristiano anti-sistema: una grande speranza, quella – sì – autenticamente sturziana, a differenza delle blasfemie ideologiche e ideali di taluni altri soggetti che con la politica si sono arricchiti e spudoratamente parlano di valori del popolarismo.

Nei confronti di Rotondi restano intatti, in ogni caso, simpatia e affetto. Ed è proprio in virtù della vecchia e sempre viva amicizia che posso consentirmi – credo – di contraddire, senza il rischio che mi porti il muso, la sua tesi circa la necessità di una Santa Alleanza civica “destra-sinistra” alle amministrative di Avellino per battere i Cinque Stelle.

Lo ha detto nell’intervista comparsa ieri sull’edizione irpina del quotidiano “Il Mattino” e il suo punto di vista ricalca, in buona sostanza, l’idea già lanciata dal deputato di Forza Italia Cosimo Sibilia. Opinione rispettabilissima, quella di Rotondi, ma che – ripeto – non condivido.

Io credo che mai come in questa fase di profonda crisi dei partiti, infatti, Avellino abbia bisogno di poco “civismo”, nel senso di liste civiche, e di moltissima politica, sia nel senso letterale e nobile che di liste di partiti. E credo, per di più, che le grandi ammucchiate vadano evitate già nell’ambito dei medesimi schieramenti, figurarsi ad immaginarle addirittura trasversali destra-sinistra.

Perché il problema di Avellino, caro Gianfranco, non è come far perdere a tutti i costi i Cinque Stelle, che peraltro non sono il diavolo. Il problema è far vincere gli interessi della comunità avellinese, dunque dare alla città capoluogo un governo serio e capace, dotato di un progetto sostenibile e – con lo stesso grado di priorità – un governo che riproponga la questione morale quale valore imprescindibile.

Un sindaco ed un esecutivo di questo tipo non possono nascere da indistinte ammucchiate coperte dalla foglia di fico del civismo. Serve rigorosamente la buona Politica. E oggi, non appaia un paradosso, essa è garantita molto più dai Cinque Stelle – con il loro entusiasmo, la loro pulizia morale, i loro “simboli” – che non dai partiti tradizionali.

Un pessimo esempio, al riguardo, lo sta dando il Partito Democratico, il quale immagina di recuperare il consenso perduto imbarcando nelle liste per le amministrative il peggio del già visto. Si era sperato che Del Basso de Caro, politico di sicuro spessore culturale, riuscisse ad invertire la rotta: ma dalle prime mosse, probabilmente suggeritegli da un entourage uscito non proprio da Cambridge, si ha la sensazione che si sia messo anche lui nella scia del conservatorismo deleterio che ha ridotto Avellino nelle condizioni in cui si ritrova.

Ecco, mi permetterei di consigliare liste di partito selezionate con criteri rigidi e trasparenti, che esaltino in egual misura moralità e competenza, e mettano al bando i “portatori di voti clientelari”, che sono il vero cancro della politica, in Irpinia come altrove.

Non c’è bisogno di dieci-venti liste come questa lunga vigilia elettorale lascia indovinare. I partiti dovrebbero avere il coraggio e il buon senso di schierare una sola lista a testa: è la qualità dei candidati, non il loro numero, che può fare la differenza.

Del resto, il tempo delle liste civette è finito. Si è visto anche alle elezioni politiche del 4 marzo. Le civiche, oggi, servirebbero soltanto ad alimentare confusione, a sostenere tatticismi utili a tutti fuorché agli elettori. Invece serve Politica, Politica, Politica.

Ad Avellino, caro Rotondi, vinceranno i Cinque Stelle, presentando una sola lista. E non vinceranno perché sono più bravi degli altri, ma semplicemente perché sono gli unici, ormai, che fanno Politica. È inutile, perciò, immaginare questi abbracci “destra-sinistra”, “oltre gli schieramenti”, destinati comunque a sciogliersi un’ora dopo le elezioni indipendentemente dal risultato.

Qualcuno verrà a farci le pulci sottolineando, magari sbeffeggiando, il profilo romantico di questa narrazione. Eppure è ciò di cui ha bisogno oggi la politica per riconciliarsi con chi non le crede più ed è disposto ad assecondare qualsiasi forma di protesta pur di riappropriarsi del “diritto” di sperare.