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Buongiorno

14.04.2017 - Buongiorno Italia

Caso Consip. Chi risarcisce i cittadini?

Buongiorno, Italia. Non sappiamo se Tiziano Renzi si è macchiato di qualche colpa penalmente rilevabile profittando del fatto di essere il padre dell’ex Presidente del Consiglio nonché ex segretario nazionale del Pd, ovvero di colui che per circa tre anni è stato il politico più potente d’Italia. Cioè non sappiamo – e l’interessato ci perdoni il linguaggio irriverente, ma serve a rendere meglio il concetto – se è stato tanto irresponsabile ed egoista da pregiudicare definitivamente la carriera politica e la vita stessa di un figlio di cui ogni padre andrebbe fiero e sarebbe felice fino a poterne morire di gioia. Se Tiziano Renzi ha fatto qualcosa che non avrebbe dovuto nemmeno pensare di poter fare, prima d’essere irresponsabile ed egoista sarebbe soprattutto un pessimo padre, e farebbe bene il figlio a pretendere – come ha pubblicamente ipotizzato – che gli venga inflitta una condanna doppia rispetto a quella dovuta ad un comune cittadino.
Se, se, se… Il problema non è se dobbiamo essere garantisti o colpevolisti. Né, tanto meno, come pure si sta dibattendo, se i giornalisti debbano o non pubblicare le notizie di natura giudiziaria che riguardano il padre dell’ex Presidente del Consiglio ed ex segretario del Pd in corsa per ridiventare leader del partito e per ricandidarsi a Premier. E’ del tutto scontato che le notizie vadano sempre pubblicate. Ma altro è la notizia, altro è il processo mediatico in cui qualche giornalista – come pure sta accadendo – addirittura si arroga il diritto di sostituirsi al Pubblico Ministero, fino al punto di suggerire ai magistrati inquirenti del caso Consip chi devono interrogare e cosa devono chiedere: perché, se non lo fanno, non sono magistrati ligi al dovere, seri, rigorosi. Questo non è più giornalismo. Non è nemmeno giornalismo politico militante. Questo è delirio di onnipotenza, è barbarie.
A quei tre “se” bisogna aggiungerne altri due di segno diverso. I seguenti: e se il padre di Matteo Renzi non si fosse macchiato di alcuna colpa, esattamente come fino ad oggi risulta dai riscontri alle ipotesi della magistratura inquirente? Se dovesse emergere che il capitano dei carabinieri del Noe, Gianpaolo Scafarto, avesse commesso più di un falso per incastrare Tiziano Renzi, ovvero il padre dell’ex Presidente del Consiglio ed ex segretario nazionale del Pd, eccetera eccetera? Certo, la risposta sarebbe: ha sbagliato e paga, così come – sul piano civile – pagherebbero anche coloro, a cominciare da alcuni giornalisti, che si sono spinti oltre il consentito e contro i quali sono state avviate le richieste di risarcimento.
Ma a noi cittadini italiani che vogliamo andare a votare per le Primarie del Pd il 30 aprile, Primarie dalle quali dipenderanno in gran parte anche le sorti politiche del Paese dell’immediato futuro, chi ci risarcisce per non poter scegliere serenamente tra Renzi, Orlando ed Emiliano? Come facciamo ad orientarci nella giungla di una vicenda giudiziaria dove le Procure di Napoli e di Roma entrano in conflitto sul caso Consip a causa di un capitano dei carabinieri, titolare dell’indagine napoletana, sul quale pesa oggi l’accusa infamante di aver falsificato elementi chiave di una intercettazione telefonica? Si ha la misura del danno che si sta recando alle nostre libertà democratiche e alla democrazia stessa del nostro Paese?