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Buongiorno

25.08.2018 - Buongiorno Irpinia

Caso Morano: la pista politica c’è e tanto più

Giovedì ho involontariamente provocato qualche malcontento negli ambienti politici di centrodestra con il “Buongiorno Irpinia” apparso sotto il titolo: “Andiamoci piano con il giallo politico di Sabino Morano”.

In buona sostanza, sulla scorta delle cose venute a galla dalle indagini sull’incendio delle due auto del consigliere comunale di Avellino, avevo svolto un ragionamento prudente circa la pista politica dell’eventuale movente.

Con la dovuta riservatezza che si deve alle fonti giornalistiche, c’è stato chi ha voluto aiutarmi a ricostruire un po’ di cronache che oggi, lette nel loro insieme, mi inducono a tornare correttamente sui miei passi e a dare alla pista politica molta più credibilità di quanto non avessi fatto nel Buongiorno di giovedì. Di tanto, naturalmente, ringrazio i miei spontanei informatori. I quali, con ogni probabilità, le medesime cose hanno già riferito ai titolari delle indagini.

In breve. Già nel 2016 si erano registrati a Chianche alcuni episodi intimidatori nei confronti di esponenti della minoranza vicini a Sabino Morano, leader provinciale del movimento “Primavera Irpinia”, In particolare, erano stati dati alle fiamme un veicolo ed un escavatore di proprietà di Domenico Cecere, capo dell’opposizione in Consiglio comunale e riferimento storico del centrodestra.

Agli inizi del 2017, quando venne resa pubblica la procedura di partecipazione al bando regionale per la realizzazione dei biodigestori (uno sarebbe dovuto sorgere proprio nel Comune di Chianche) ignoti presero di mira con atti vandalici la struttura agrituristica di Cecere scaricandovi in prossimità materiali da risulta contenente amianto.

Furono questi episodi a spingere Morano ad essere più presente a Chianche e ad avviare la battaglia di “Primavera Irpinia” contro il biodigestore: gli attentati ai beni materiali di Cecere erano stati opportunamente legati alla sua netta posizione di dissenso rispetto a quell’impianto Rifiuti.

Dalle testimonianze di solidarietà ai fatti il passo fu breve. Pochi mesi dopo gli episodi testé ricordati, Primavera Irpinia, con Sabino Morano in prima fila, organizzò una serie di manifestazioni a Chianche con un duplice obiettivo: la denuncia della inadeguatezza del biodigestore in un’area prossima ai vitigni del Greco docg; la necessità di accendere i riflettori su una realtà territoriale solo apparentemente tranquilla.

Sul piano più squisitamente politico-istituzionale, infine, Primavera Irpinia decise di scendere in campo per le elezioni amministrative e affiancare alla lista di Cecere un altro raggruppamento, capeggiato proprio da Morano, sotto il nome “No al biodigestore”: una sfida al sindaco uscente, Grillo, che invece fin dall’inizio aveva sposato la causa dell’impianto rifiuti nel proprio territorio.

Insomma, e in conclusione, alla luce del filo rosso che lega i tanti episodi descritti, la pista politica dei due attentati alle auto di Sabino Morano c’è, oggettivamente, tutta. Una pista, è il caso di sottolinearlo, non è la risoluzione del giallo. È, appunto, una traccia, una ipotesi. Dunque, allo stato dei fatti, non ancora inquadrabile nemmeno come indizio.

Ho inteso pubblicamente correggere il tiro rispetto al Buongiorno di giovedì perché è giusto così. È altrettanto evidente che il mio commento era in assoluta buona fede e tutto costruito sui fatti ufficialmente restituiti dalle cronache locali. Tuttavia, colgo l’occasione per esprimere di nuovo la mia solidarietà a Sabino Morano, con la doverosa sottolineatura che laddove c’è anche soltanto un labile fumus di comportamenti illegali le sue battaglie, come quelle di altri soggetti politici, non saranno mai battaglie solitarie. Almeno per quanto riguarda il personale impegno del sottoscritto.