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Buongiorno

26.09.2018 - Buongiorno Campania

Chi è più “Sceriffo” doc: De Luca o Salvini?

È fuorviante sostenere, come pure da qualche parte si sta facendo, che il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, ha avviato la campagna elettorale per le prossime regionali sforzandosi di imitare il capo della Lega, Vice Premier e ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sui temi della sicurezza e della legalità.

È fuorviante perché la “copia” non è De Luca, ma tutt’al più Salvini. De Luca è storicamente l’originale in quel contesto. Quando egli, infatti, da sindaco di Salerno già “vestiva” la divisa dello Sceriffo, con tanto di medaglie sul petto per le innumerevoli battaglie di legalità contro delinquenti comuni, delinquenti organizzati, cittadini imbarbariti e immigrati abusivi e per di più diseducati, Matteo Salvini non aveva ancora nemmeno avviato le sue campagne napoleoniche su questi temi.

Insomma, a rigore di cronaca, si potrebbe piuttosto affermare che tra i due chi ha “copiato” è stato il capo della Lega e non il Governatore della Campania. In ciò è fuori strada anche il vicedirettore del Corsera, Antonio Polito, quando scrive, come ha fatto ieri nella sua rubrica “”Politeia” sul Corriere del Mezzogiorno, che De Luca è diventato più “cattivista” di Salvini riferendosi all’episodio dell’immigrato nigeriano senza permesso di soggiorno cacciato da Salerno e multato. Questo atteggiamento legalitario, ai limiti dell’ossessione, Vincenzo De Luca lo aveva già nel 1993, al suo primo mandato di sindaco, e non soltanto nei confronti degli immigrati irregolari: ne sanno qualcosa i cittadini indisciplinati nati e cresciuti a Salerno da genitori salernitani doc.

Non può essere assunta come sorprendente novità, ancora ad uso della sua campagna elettorale, nemmeno il fatto che De Luca dica, come ha detto alla Festa de L’Unità a Telese Terme, che “nel Pd ci sono imbecilli, nullità che rappresentano solo la propria ombra”. Il presidente della Regione ha utilizzato le stesse espressioni nei confronti del suo partito anche quando il Nazareno era abitata da Matteo Renzi e il feeling tra lui e i vertici del partito era alle stelle.

La verità è che De Luca dice ciò che pensa a prescindere. E di certo non si può sostenere che egli abbia torto quando afferma che il gruppo dirigente del Pd ancora non si decide a spiegare perché, “pur avendo il centrosinistra salvato l’Italia dalla crisi”, il Partito Democratico ha tuttavia perso la metà dei voti. Lo torna a spiegare lui, come aveva già fatto, non all’indomani del “4 marzo”, ma almeno un anno prima. “Con la riforma della scuola – sottolinea a Telese – abbiamo aperto una frattura drammatica, inventando algoritmi che portavano docenti di 50 anni da Napoli a Pordenone, una roba da imbecilli. Abbiamo dato poteri straordinari ai presidi che hanno fatto danni e nessuno dal Pd ha chiesto scusa. Nella pubblica amministrazione abbiamo avallato una proposta normativa demenziale, ci siamo accordati a una campagna di opinione per la quale i dipendenti pubblici sono tutti ladri”.

Insomma, davvero non si comprende tanta meraviglia oggi per le cose che il Governatore va ripetendo da tempi non sospetti.

Piuttosto, e questo sì che sorprende, non si capisce perché nessuno, dall’interno del Pd, chiede a De Luca di fare un tantino di autocritica rispetto alle tante cose della “sua” Campania che non girano nel verso giusto. Da tre anni egli ha praticamente poteri assoluti nel governo della Regione, e i risultati – nonostante le ottime intenzioni di De Luca – non sono certamente quelli preventivati e promessi. A Palazzo Santa Lucia ci si era impegnati per una operazione-verità che non è ancora arrivata. Certo, si sapeva che non sarebbe stato semplice riavviare un processo di sviluppo sulle macerie ereditate dai precedenti governi di centrodestra e di centrosinistra. Ma una seria autocritica può limitarsi anche, o quasi, al riconoscimento d’aver sottovalutato le difficoltà esistenti. Questo De Luca non lo ha ancora fatto. Si deciderà prima che sia troppo tardi e perfino inutile?