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Buongiorno

26.06.2018 - Buongiorno Irpinia

Ciampi, Pizza e la fine di un’epoca

Alle comunali di Avellino il ballottaggio ha premiato il candidato sindaco proposto dal Movimento 5 Stelle, Vincenzo Ciampi. Su di lui è confluito il voto dichiarato di quattro dei cinque candidati sindaci che non avevano superato il primo turno: Luca Cipriano, Costantino Preziosi, Sabino Morano e Massimo Passaro. Quantificare il loro apporto sarebbe impresa impossibile e, tutto sommato, anche inutile. Il significato dell’appoggio dei quattro va ben oltre i numeri: si è voluto contribuire a far eleggere Ciampi non tanto per Ciampi quanto per dare la spallata a tutto ciò che c’era dietro il candidato del centrosinistra Nello Pizza.

Io non credo, infatti, che queste elezioni siano state perse dall’avvocato Pizza. I veri sconfitti sono coloro che avevano immaginato di potersi servire di un professionista serio, preparato ed estraneo alla politica per tentare, egoisticamente, di sopravvivere. Il Partito Democratico, perno di un’alleanza contraddittoria e fragile con i demitiani ormai senza più partito, e con i suoi stessi riferimenti locali presenti in altre cinque liste civiche, ha avuto paura di schierare un suo diretto rappresentante: forse perché consapevole della “non politica” di cui si è reso responsabile segnatamente negli ultimi tre anni.

L’elezione di Ciampi, comunque determinata, rappresenta per Avellino e per l’Irpinia una svolta che non è esagerato definire storica. Una lunga epoca – quella dei De Mita e dei Mancino – è finita. Non solo. É finita anche l’epoca di Enzo De Luca. E, di già, anche quella del rampante Angelo Antonio D’Agostino: il quale è riuscito a tradire le sue originarie, genuine e coraggiose spinte rivoluzionarie intruppandosi nel Sistema che aveva giurato di voler combattere.

Per tutti questi protagonisti di prima, seconda e terza fila non pare possano esserci altre prove d’appello: dopo la sconfitta del 4 marzo, la loro speranza di risorgere era affidata proprio alle amministrative di Avellino. Hanno scelto di sprecare l’occasione immaginando che sommando debolezze e contraddizioni, come in un’azione di mutuo soccorso, sarebbero riusciti a sopravvivere. Sono politicamente morti e seppelliti. Hanno scritto essi stessi la parola fine alle loro storie. Storie politiche alte e nobili quelle di De Mita e Mancino, almeno fino agli anni d’oro dell’irresistibile ascesa verso le più prestigiose cariche istituzionali e di partito. Piccole storie destinate a non lasciar traccia quelle degli altri.

Comincia una nuova epoca politica in Irpinia, dunque. E nessuno può dire se sarà migliore o peggiore di quella che abbiamo già vissuto. La sola cosa che oggi possiamo dire è che l’epoca andata aveva fatto il suo corso fino in fondo. Diversamente detto, non se ne poteva più. Oltre tutto, oltre a finire, è finita male. È finita con l’evidenza dei segni d’un Sistema diventato marcio, come hanno recentemente raccontato le cronache giudiziarie di questa provincia. E forse è proprio da qui, dalla Questione Morale, che dovrà ripartire chi continua ad aver voglia di fare politica ad Avellino e in Irpinia.