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Buongiorno

12.11.2018 - Buongiorno Irpinia

Cin Cin al sindaco di Milano

Chiusure domenicali dei negozi ipotizzate dal ministro dello Sviluppo Economico.

In questa assurda polemica innescata dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, vorrei dire molto brevemente la mia partendo dall’inizio. E cioè da un dato di cronaca incontrovertibile: il capo politico del M5S e Vice Premier, Luigi Di Maio, è di Pomigliano d’Arco e c‘entra con Avellino esattamente come il formaggio grattugiato sugli spaghetti a vongole.

Egli è semplicemente nato ad Avellino, all’ospedale “Moscati”, quando la struttura era ancora a Viale Italia, per la banalissima ragione che già trentadue anni fa, come accade oggi, moltissime donne del napoletano venivano a partorire nel capoluogo irpino, ritenendo fosse più comodo e forse anche più affidabile. Punto.

Voglio dire che la boutade del sindaco di Milano è già nell’informazione sbagliata circa le origini di Di Maio. Tanto sul piano formale.

Su quello sostanziale, le cose non cambiano gran che. Avesse detto: “Le chiusure domenicali le facciano a Pomigliano”, invece che “ad Avellino”, il senso stupidamente razzista della frase non sarebbe cambiato. Per Sala dire Avellino o Pomigliano o Napoli, od anche Bari o Reggio Calabria, Palermo e via discorrendo, significa dire “l’altra Italia”, la “bassa Italia”, il Meridione, senza alcuna distinzione di latitudine alle “nostre” latitudini.

“Se vogliono le facciano ad Avellino, le chiusure settimanali, ma a Milano è contro il senso comune. Pensassero alle grandi questioni politiche, non a rompere le palle a noi che abbiamo un modello che funziona e 9 milioni di turisti”. È la frase testuale e completa pronunciata da Sala, nessuno è in grado di riferire se prima o dopo l’alzata di gomito. Eh, sì: perché il sindaco della capitale morale d’Italia – ma non pare lo sia più da Tangentopoli in poi – che si esprime in quel modo – non per le “palle”, intendo per il concetto – o ha bevuto parecchio oppure è un razzista che meriterebbe ben più d’una pernacchia.

Nel merito – a parte i modelli che se lì funzionano e da queste parti no, una qualche ragione storica c’è e tanto più – il sindaco di Milano, con ironia e fastidio, invita Di Maio e i Cinque Stelle a interessarsi alle “grandi questioni politiche” invece di “rompere”. Ebbene, è o non è la Questione Meridionale nel novero delle cose “grandi” così come le intende Sala? Probabilmente no.

E allora, al di là delle polemiche sulle chiusure domenicali, dovremmo augurarci che i Cinque Stelle si interessassero concretamente al Mezzogiorno d’Italia, cosa che gli amici politici del sindaco di Milano non hanno purtroppo fatto. Nel caso avvenisse, ma abbiamo più d’un dubbio, ci prenotiamo per esprimere a Sala, a lui e non ai milanesi, un sentimento meridionale che ci viene dal profondo dell’anima: pensasse a bere acqua e a non rompere le palle a noi che abbiamo un modello di dignità che lui nemmeno si sogna”.