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Buongiorno

10.11.2017 - Buongiorno Irpinia

Con le Primarie (o nei collegi) Paris e Famiglietti se lo scordano Montecitorio

Buongiorno, Irpinia.
Elezioni politiche prossime venture. Ieri l’altro, replicando ad una mia riflessione sulle troppe, deludenti marce indietro innestate da Matteo Renzi, prima tra tutte il probabilissimo annullamento delle Primarie per la selezione dei candidati al Parlamento, Giovanni Romano ha giustamente ricordato che alle politiche 2013 i due parlamentari irpini Valentina Paris e Luigi Famiglietti arrivarono a Montecitorio grazie al Porcellum ma comunque dopo aver superato le Primarie.

Dal momento che il problema esiste, è molto avvertito e comunque se ne discute, ci torno su volentieri, soprattutto per i lettori, come Romano, che mi onorano della loro attenzione.

La verità del consigliere provinciale va completata. Intanto rammentando che nel 2013 il segretario del Partito Democratico era Pierluigi Bersani. Il quale garantì le Primarie in doverosa aderenza allo Statuto del Pd, che peraltro non è stato ancora modificato ma che Renzi sembra intenzionato a fare. Più volte, infatti, ha ripetuto che stavolta i candidati li sceglie lui.

La deludente retromarcia del leader è tutta nel fatto che egli ha sempre parlato delle Primarie come se fossero il Verbo della democrazia. Sono d’accordo con il principio, ma esso deve valere in ogni circostanza non soltanto quando conviene a Renzi o a chicchessia.

Ciò detto, vengo a Paris e Famiglietti. É vero che si ritrovano in Parlamento grazie al Porcellum ma che comunque avevano vinto le Primarie. È altrettanto vero, però, che le vinsero perché Enzo De Luca, il quale – sbagliando – aveva optato per il Senato, se li era caricati sulle spalle. Non fosse stato per lui, Paris e Famiglietti Montecitorio avrebbero continuato a vederlo in Tv.

Cosa fatta capo ha. A mio giudizio, Renzi sbaglia due volte se annulla le Primarie. Una volta per il principio generale sopra accennato. La seconda volta perché le Primarie, specie per i parlamentari uscenti, definirebbero il gradimento di cui essi godono presso l’elettorato dopo cinque anni di lavoro parlamentare.

Con tutti i dotti e condivisibili discorsi che ascoltiamo sul primato dei territori e sulla legittimazione della rappresentanza territoriale, appare quanto meno strano che questo criterio non venga adottato dal Partito Democratico.

La verità è che cambiano i capi ma non cambia il criterio dell’assoluta fedeltà al capo come requisito unico nella selezione dei candidati. E proprio perché ci costringono a votare con un altro schifo di legge elettorale, sarebbe stato un segnale politico molto importante, non solo da parte del Pd, se qualcuno avesse fatto introdurre nello schifo di legge testé ricordato l’obbligatorietà delle Primarie per tutti.

Concludo con Paris e Famiglietti, avvertendo che quella segue è soltanto la mia opinione di modesto osservatore politico delle cose irpine e campane.

Io credo che i due parlamentari abbiano abbondantemente deluso le aspettative, Famiglietti molto più della Paris, in ragione del fatto che non ha mai mancato, con malcelata spocchia, di vantare il suo rapporto privilegiato con Matteo Renzi, per cui delle due l’una: o non ha avuto nulla di serio da proporre a Renzi, oppure è anche probabile che Renzi ha con lui un rapporto d’amicizia privilegiato dai tempi del Big Bang, ma sul piano politico lo valuta meno del due di briscola.

Completo l’opinione. Sia Paris che Famiglietti non hanno una fifa matta soltanto delle Primarie, ma anche – e direi soprattutto – di una loro eventuale candidatura nei collegi. Sanno che le prenderebbero di santa ragione, quali che siano i candidati avversari e nonostante l’ombrello protettivo del partito.

Ecco perché sia l’una che l’altro sono da mesi assorti in preghiera affinché Renzi faccia la grazia di candidarli in posizione blindata nei listini. Ecco anche perché se Renzi non cambia registro, cominciando proprio dal metodo di selezione dei candidati, il Pd è destinato a perdere le elezioni.
Eventualità – detto per inciso – che non mi farebbe affatto felice. Tutt’altro.