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Buongiorno

15.03.2018 - Buongiorno Irpinia

Congresso Pd: ma Ermini ci è o ci fa?

Buongiorno, Irpinia.
Premessa: il Partito Democratico irpino è libero di suicidarsi come meglio crede. Le prove tecniche le ha fatte il 4 marzo. Dalla simulazione del gesto estremo alla cronaca politica “nera” il passo è breve: basta pazientare un paio di mesi, il tempo di arrivare alle amministrative del capoluogo e il “funerale” in via Tagliamento è bello e celebrato.

Ciò detto, per misurare lo stato di confusione che regna in questo Pd non serve fare l’analisi logica del pensiero di Enzo De Luca, che peraltro sarebbe impresa non facile. Più immediato, illuminante, plastico è fare mente locale su ciò che ha detto il commissario della federazione, il deputato toscano David Ermini, nella sua ultima apparizione di lunedì scorso nel capoluogo.

Ecco cosa ha detto: “Ho intenzione di celebrare il congresso provinciale subito, prima delle amministrative di fine primavera. C’è bisogno di un profondo lavoro qui in Irpinia. È necessario restituire una classe dirigente al Pd provinciale, anche per chiarire cosa sia accaduto in quei comuni dove il numero di voti ricevuti dal partito è più o meno lo stesso degli iscritti ai circoli territoriali.

Questo vorrà pure dire qualcosa: non so se qualcuno abbia addirittura votato Cinque Stelle. Certo, se penso che a Firenze con 7mila iscritti abbiamo preso 230mila voti, facendo le dovute proporzioni con la provincia di Avellino, dove gli iscritti sono 13mila…”.

Come non convenire sulla linearità del ragionamento di Ermini! Ma c’è un però. Quel ragionamento è affetto da “Pseudologia fantastica”: fila a perfezione ma si fonda su una premessa sbagliata. La premessa sbagliata è che il commissario vuole fare il congresso con i 13mila tesserati che lui stesso implicitamente definisce fasulli quando riflette sul rapporto sproporzionato iscritti/voti ottenuti il 4 marzo.

Ci vuol poco a comprendere che un congresso fatto con un tesseramento del genere, cioè con iscritti ufficiali al Pd (magari anche “a loro insaputa che votano e fanno votare altri partiti (l’insinuazione, a nostro avviso fondata, è proprio di Ermini), la succitata Pseudologia fantastica è destinata a cronicizzarsi, con il rischio che si continuino a raccontare “fantasticherie” su un Pd nel frattempo scomparso.

Insomma, proprio non si vuol capire che il Pd va rifondato. Può accadere ripartendo dai padroni delle tessere che hanno ridotto il partito in coma?