menu

Buongiorno

26.08.2017 - Buongiorno Irpinia

Curiosità e orgoglio per spingere il nostro treno del turismo

Buongiorno, Irpinia.

Ieri il treno turistico dell’Avellino-Rocchetta Sant’Antonio ha guadagnato un altro tratto di binari arrivando fino a Lioni. Nella precedente edizione dello Sponz Fest di Vinicio Capossela, il viaggio (sperimentale) in carrozza era stato molto più breve. Chilometro dopo chilometro, insomma, il traguardo di un antico sogno non sembra più impossibile: ripristinare la ferrovia cara a De Sanctis, seppure a scopo esclusivamente turistico, è diventato un impegno del governo regionale, reso ora più agevole da una legge nazionale che entrerà in vigore agli inizi di settembre.

Non sarà un percorso in discesa. Servono finanziamenti per i lavori di riattivazione della tratta Lioni-Avellino. Rfi, che è proprietaria della rete, ha dato la propria disponibilità. Bisognerà spingere per far rientrare l’opera nella fascia alta delle priorità: il Governatore e il suo vice Fulvio Bonavitacola, principale artefice della riproposizione riveduta e corretta di una antica proposta, stanno lavorando anche su questo fronte. Si respira un buon clima. Si può fare.

Più complessa appare la prospettiva di gestione del progetto. Non si inventa il turismo delle aree interne, nonostante la potenzialità certa di preziose risorse ambientali ed enogastronomiche. É indispensabile la disponibilità di investitori privati. È addirittura pregiudiziale una seria "mobilitazione di idee" delle amministrazioni locali. É altrettanto rilevante il grado di interesse e di impegno dei tour operator: senza l’inserimento della "vacanza breve" in Irpinia nei pacchetti turistici Napoli/Costiera, diventa poco realistico immaginare il successo di un’operazione decisamente complessa.

Ma la "nostra" ferrovia turistica, per vivere, avrà bisogno anche, e all’inizio soprattutto, del contributo dei cittadini irpini. Un contributo, essenzialmente, di curiosità e di orgoglio. Curiosità di conoscere il patrimonio ambientale, storico, architettonico ed enogastronomico di quella parte dell’Irpinia (quanto di noi hanno dato senso concreto a quella curiosità?). L’orgoglio delle radici: la nostra è una terra per molti versi sventurata, ma bella. Per apprezzarla bisogna conoscerla. Fatto ciò, dopo sarà molto più semplice raccontarla per quello che veramente è. E farla apprezzare. Dobbiamo essere noi irpini i suoi ambasciatori: senza indulgenze verso le tante insufficienze che non riusciamo ancora a superare; ma anche senza l’eccessiva severità provincialistica che assai spesso non restituisce un giudizio pensato, quanto – piuttosto – il pessimo vezzo di sparlarci addosso senza sapere di cosa parliamo.