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Buongiorno

22.03.2018 - Buongiorno Irpinia

De Caro e D’Amelio: una prospettiva... napoleonica!

Buongiorno, Irpinia.
“La resistenza dei trombati”. Ovvero: la paura di dover abbandonare la scena politica li fa stringere in cordata più di prima, un mutuo soccorso per tentare di non mollare.

L’avevo scritto all’indomani del 4 marzo, dopo aver letto le prime dichiarazioni giustificative degli sconfitti del centrosinistra irpino, e ne sono sempre più convinto a mano a mano che in provincia di Avellino si consumano le liturgie del Pd e dei suoi più stretti alleati.

Il Partito Democratico non si pone l’unico problema che razionalmente dovrebbe porsi. E cioè come ripartire facendo tesoro della lezione della sua Waterloo.

Il solo pensiero che circola nella testa dei suoi presunti Napoleoni di prima e seconda fila, nessuno escluso, è come sopravvivere in politica. Il “dettaglio” di cui non tengono conto, pur avendone – immagino – sufficiente conoscenza storica, è che dopo quella irrecuperabile batosta il Bonaparte verace finì esiliato a Sant’Elena.

Analoga sorte, in effetti, si profila per i Nostri Eroi del Pd e alleati annessi se non avranno il buon senso di farsi spontaneamente da parte. Questo avrebbe dovuto insegnare il 4 marzo, ma proprio questo è ciò che essi non hanno capito.

Farsi da parte non significa abbandonare la politica. Significa prendere atto che bisogna lasciare ad altri il ruolo di protagonisti. In politica si può stare in tanti modi, non necessariamente sulla scena principale. Tanto più se la scena – quella istituzionale, ad esempio – te l’hanno tolta gli elettori.

Giusto per fare nomi e cognomi, persone come l’ex senatore Enzo De Luca – che pure sono state più volte gratificate con prestigiose investiture istituzionali – dovrebbero oggi fare “i padri nobili” del partito cui dicono d’essere tanto appassionatamente legati.

Persone come gli ormai ex deputati Valentina Paris e Luigi Famiglietti, che sono state clamorosamente bocciate il 4 marzo, dovrebbero prenderne atto e starsene buoni e quieti dietro le quinte. Se invece l’una cerca affannosamente una sistemazione da assessore in Regione e l’altro si smanica per fare il segretario provinciale del Pd, la scena guasta, disturba: così si fa danno sia a se stessi (sai che fischi!) sia al partito.

Niente da fare. Considerazioni così elementari non vengono comprese. Evidentemente perché non si vogliono comprendere.

Il dramma irpino, del Pd irpino intendo, è che pare la pensino allo stesso modo dei trombati anche gli unici due sopravvissuti, seppure per motivi diversi, allo tsunami Cinque Stelle del 4 marzo: ovvero Umberto Del Basso de Caro, rieletto deputato, e la presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio.

Politici di lungo corso e di sicuro spessore, tutt’e due più volte eletti con il voto di “preferenza” e non nominati, avrebbero dovuto dare (forse) un segnale forte e chiaro circa la necessità ch’è tempo di cambiare registro per salvare il Pd, non tanto se stessi. Dalle loro dichiarazioni sul dopo voto, sui passi da compiere in vista delle amministrative nel capoluogo e sul rilancio del partito, invece, è parso di capire che sono sintonizzati con il pensiero dei trombati: non è successo niente, avanti così, appassionatamente.

Complimenti e arrivederci al prossimo crollo “nella polvere”, cari Napoleoni del Sannio e dell’Alta Irpinia.