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Buongiorno

14.12.2017 - Buongiorno Campania

De Luca e Camusso: sulla Sanità in Campania due verità sovrapponibili

L’incontro-scontro sulla Sanità, martedì a Napoli, del Governatore De Luca con la Cgil è stato – è il caso di dire – salutare. Perché ha messo in chiara evidenza due verità che se ricomposte nella giusta dimensione possono diventare sovrapponibili e convergere, quindi, verso lo stesso obiettivo: migliorare la qualità dell’assistenza, mettere mano – dove occorra – al ricambio della dirigenza, salvaguardare la dignità dei lavoratori del settore, dai barellieri ai medici agli amministrativi.

La verità della Cgil, riassunta da Susanna Camusso, è che “sulla salute degli altri non si deve guadagnare, perché il welfare non è un business ma un servizio”. E che “se si devono misurare i fabbisogni della popolazione non si può fare la media del pollo: una persona ne mangia uno, un’altra ne mangia due e un’altra nessuno. In questo modo non ne hanno mangiato uno a testa”. Serve, insomma, una più equa distribuzione delle risorse per la Sanità in tutte le aree del Paese e per tutte le fasce della popolazione. Così come “si sta assistendo ad un balletto indecoroso di un Paese inadempiente dove da otto, nove anni non si rinnovano i contratti”.

È la cornice generale, quella disegnata dalla Camusso, dentro la quale – tra risorse insufficienti, turn over solo in minima parte sbloccato e antiche incrostazioni clientelari – si continuano a registrare, in Campania, le disfunzioni che ancora troppo lentamente ci fanno guadagnare posizioni nella graduatoria nazionale dei livelli essenziali di assistenza.

La verità del Governatore è che la condizione di partenza che ha trovato all’atto del suo insediamento era oggettivamente disastrosa. Tanto disastrosa che di certo non potevano, e non possono, bastare due anni di lavoro anche intenso per rimuovere decenni di inefficienze che hanno portato ad un indebitamento esagerato, peraltro consolidando un sistema clientelare che ha prodotto effetti deleteri anche sulla scarsa coscienza dei doveri. Ma le cose cominciano a cambiare. C’è stata una buona semina, è stato messo in campo un impegno straordinario. “Lo so – ripete De Luca replicando a muso duro a chi lo contesta – che ci sono e resistono aree di potere corresponsabili dello sfascio e che hanno generato debiti per sei miliardi in trent’anni. Ma non posso intervenire con il lanciafiamme. Di certo stiamo facendo un lavoro di ripulitura delle clientele”.

Serve il tempo necessario, è la verità di De Luca, anche per vincere la guerra sul fronte delle politiche centrali ancora troppo orientate verso i “tagli”. Egli rivendica le sue battaglie, invero anche molto aspre, nei confronti di Palazzo Chigi circa i correttivi urgenti che servono per garantire una più equa distribuzione delle risorse, a cominciare dalla cancellazione del riferimento alla spesa storica, un criterio assurdo che sopravvive soltanto perché non si vogliono toccare i privilegi del Centro-Nord. E qui il sindacato potrebbe fare ciò che finora non ha fatto.

Due verità che possono realisticamente sovrapporsi, dunque, se dall’una e dall’altra parte si fanno prevalere i punti – tantissimi – che uniscono per far fronte comune nel superiore interesse della salute dei cittadini.