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Buongiorno

14.03.2017 - Buongiorno Campania

De Magistris? Al confronto Salvini è uno statista…

Ci sono voluti anni per far dimenticare al mondo le immagini di Napoli sommersa dai rifiuti. E finalmente, da altrettanto tempo, le copertine dei più prestigiosi magazine d’Europa e d’oltreoceano non ci rappresentano più con la pizza, icona della nostra tradizione culinaria, “condita” però con una pistola calibro 9, giusto per ricordare l’altra specialità della Campania: la camorra.
Quanto tempo ci vorrà per cancellare dagli occhi dei nostri più critici (e spesso interessati) osservatori, nazionali e internazionali, le sequenze della guerriglia urbana contro le forze dell’ordine che sabato ha messo a ferro e fuoco il quartiere Fuorigrotta?
Potranno bastare pochi giorni o serviranno altri anni. Molto dipenderà dalla durezza del pugno che sarò usato contro i black bloc che hanno terrorizzato il capoluogo campano e ferito 26 poliziotti, “rei” d’essere lì a garantire lo Stato di diritto: ossia a tutelare, da una parte, i pacifici manifestanti anti-Salvini; dall’altra, lo stesso leader della Lega Nord nel legittimo esercizio dei suoi diritti politici all’interno della Mostra d’Oltremare.
Ancor più che dalla esemplare applicazione della pena nei confronti dei violenti a volto coperto, però, dipenderà dalla volontà e dalla capacità del popolo napoletano di isolare politicamente e moralmente il sindaco de Magistris. Che ancora una volta – “ignaro di ogni vincolo istituzionale, di ogni limite che il suo ruolo dovrebbe imporgli”, come ha chiosato Biagio De Giovanni – “non ha esitato a stimolare, preparare, con la parola tonante, la lotta contro il leader di un partito che siede nel Parlamento della Repubblica”.
Il punto è tutto qui. Matteo Salvini può essere condiviso o meno, ma è inconcepibile che qualcuno, tanto più se è il sindaco d’una delle città più importanti d’Italia, possa arrogarsi il diritto di mettergli il bavaglio. E che, per raggiungere lo scopo, non si fa scrupolo di alimentare un clima prevedibilmente violento. Con questa cultura istituzionale, politica e civile può accadere di tutto. E le banali spiegazioni addotte da de Magistris a caldo, e ancor più gravemente a freddo, non sortiscono altro effetto che peggiorare il quadro, lasciando indovinare che dietro le provocazioni del sindaco ci sono soltanto miserabili speculazioni politiche. Infatti, non si può dire, senza scadere nella cialtroneria demagogica e insieme tragicomica, che si difendono il nome e gli interessi di Napoli impedendo a Salvini o a chicchessia di parlare. In questo modo, il nome e gli intesessi di Napoli vanno semplicemente a farsi fottere.
Né aiuta che un uomo di legge per definizione – come il magistrato e governatore della Puglia, Michele Emiliano – butti benzina sul fuoco acceso da de Magistris affermando che “Salvini provoca e poi fa la vittima, chi semina vento raccoglie tempesta”. Si comprende che il candidato alla segreteria nazionale del Pd voglia mietere voti a Napoli e punti sulla benevolenza di de Magistris. Ma considerata l’oggettiva gravità dei fatti di Fuorigrotta, è ingiustificabile e dà il segno del degrado della politica difendere l’indifendibile pur di racimolare qualche punto percentuale in più – peraltro inutile – alle Primarie del Partito Democratico