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Buongiorno

28.07.2018 - Buongiorno Irpinia

De Stefano e l’Alto Calore: un addio con dignità

Del presidente dimissionario dell’Alto Calore, Lello De Stefano, si può discutere il carattere, non sempre sopportabile, e magari anche l’appartenenza politica, se proprio si vuol dare legittimo sfogo alla faziosità.

Due cose non possono essere materia di discussione fuori da ogni ragionevole dubbio: l’onestà e la competenza.

Egli è stato per cinque anni al vertice della società pubblica irpina più discutibile e discussa per la sua storia remota e comunque antecedente alla gestione De Stefano. Una storia caratterizzata molto più dalle ombre che dalle luci. Oppure, se si vuole, una storia popolata da una prevalenza di ombre che ha messo in cattiva luce anche il tantissimo di buono che nell’Alto Calore c’è.

De Stefano ha annunciato ufficialmente ieri la decisione di lasciare. Lo ha fatto in maniera elegante. Avrebbe potuto, avendone ragione, sottolineare qualche disimpegno di troppo della politica, che di fatto lo ha lasciato solo nei momenti più difficili della sua gestione. Avrebbe potuto “pretendere” la candidatura alla carica di Amministratore Unico della società. Non lo ha fatto. Ed ha detto no anche di fronte alle pressioni dei tanti sindaci irpini e sanniti che ne hanno apprezzato il lavoro in questi anni di enormi difficoltà ed incertezze.

Magari più in là, nella riscrittura a freddo della storia del quinquennio di De Stefano all’Alto Calore, si capiranno meglio le ragioni della inappellabile decisione di farsi da parte. Ciò che oggi si intuisce è che un manager preparato e pulito sia stato in qualche modo “incoraggiato” a mollare, forse perché scomodo. O forse altro. Si vedrà.

Intanto la sua eredità contiene molto di concreto e di buono, al netto dei debiti che i suoi predecessori hanno accumulato. Il presidente dimissionario lascia un piano sostenibile di rilancio dell’Alto Calore. Un piano complesso, esattamente come assai problematica è la condizione disastrosa in cui versa la società grazie a decenni di sperperi, di sfrenata politica clientelare, di vergognosi saccheggi ancora da parte di quella politica.

È un piano attuabile, studiato nei minimi particolari, che richiede non pochi sacrifici e molto impegno. Ma probabilmente anche l’unico che può scongiurare il rischio d’un fallimento che sarebbe, insieme, finanziario, economico, sociale e morale.

S’intravede all’orizzonte vicinissimo di dopodomani, giorno di convocazione dell’assemblea, il rischio di un altro colpo di mano della medesima malapolitica che ha ridotto l’Alto Calore sulla soglia della bancarotta. È auspicabile una impennata di orgoglio e di responsabilità dei sindaci irpini e sanniti che per conto delle loro comunità sono i “soci” dell’ex Consorzio di Corso Europa. Se nemmeno loro comprendono che la ricreazione è finita, altro che Acqua Pubblica: saremo condannati ad una acqua sempre più “sporca”.