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Buongiorno

08.03.2019 - Buongiorno Italia

Dedichiamo l’8 Marzo a una ragazza stuprata dal padre perché "colpevole" d’essere lesbica

Ieri l’Huffington Post ha raccontato la vicenda di una ragazza palermitana "punita" dal padre con lo stupro e respinta dalla famiglia perché "colpevole" d’ essere lesbica. Una storia allucinante, che vi ripropongo nello spazio del "Buongiorno Italia” di oggi, 8 Marzo, per sostenere simbolicamente la causa di tutte le donne del mondo vittime d’ogni tipo di violenza fisica, morale, religiosa e culturale.

"Meglio una figlia morta che lesbica", queste furono le parole pronunciate otto anni fa dalla madre di Francesca, 23enne palermitana la cui drammatica storia viene riportata oggi da Repubblica. Quando i genitori della ragazza scoprirono l’orientamento sessuale della figlia, arrivarono le percosse e perfino lo stupro. Approfittando dell’assenza della moglie, il padre abusò della giovane per punirla.

A distanza di anni dal dramma subito, la ragazza ha finalmente trovato il coraggio di denunciare e raccontare la sua storia:

Francesca ha deciso di costituirsi parte civile contro i suoi genitori, che la sostituta procuratrice di Termini Imerese Annadomenica Gallucci vuole portare a processo con accuse pesanti. "Maltrattamenti, violenza sessuale e atti persecutori". Hanno anche fatto tre giorni di carcere. Loro negano, hanno sempre negato. Sicuri del silenzio della comunità in cui vivono. È un paese della provincia di Palermo, che faceva finta di non vedere, di non sentire. Anzi, aiutava sempre il padre a ritrovare la figlia, quando lei scappava.

Secondo la testimonianza della ragazza, Francesca aveva solo 15 anni quando la madre e il padre scoprirono quale fosse il suo orientamento sessuale attraverso degli sms scambiati con le amiche. A raccontarlo è stata la ragazza stessa:

"Mi tagliavo i capelli e vestivo maschile la mia famiglia aveva già capito qualcosa delle mie scelte. Poi, una mattina ho lasciato il cellulare a casa, mia sorella ha letto i messaggi e li ha fatti vedere a mio padre. Quel giorno, sono corsi a scuola a prendermi. Tutti. Mio padre, mia madre, mia sorella e il suo fidanzato. E mentre eravamo in macchina, mi davano botte in testa, nelle gambe, mi davano botte dappertutto".

La famiglia andò a prenderla a scuola e, una volta riportata a casa, la rinchiuse nella sua camera. Solo qualche ora dopo, suo padre approfittò di lei per punirla.

Fu allora che il padre si spogliò, dicendo: "Tu queste cose devi guardare, non le donne". E la violentò [...] Dopo gli abusi una sequenza di messaggi alle sue amiche. Lo stesso sms per tutte: "Buttana, lascia stare a mia figlia". E poi distrussero il cellulare della ragazza.

Nel tempo, la giovane ha tentato il suicidio per ben 3 volte e, una volta compiuta la maggiore età, è fuggita di casa, lasciandosi alle spalle quella famiglia violenta e un paese che sapeva tutto ma si nascondeva dietro l’omertà. Dopo aver abbandonato la propria abitazione natale, Francesca ha vissuto in una comunità protetta per diverso tempo e solo poi è giunta alla decisione di denunciare.

Huffington Post