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Buongiorno

28.02.2018 - Buongiorno Italia

Di questo passo Renzi distrugge il Pd e mortifica la politica

A mano a mano che ci avviciniamo al 4 marzo Matteo Renzi perde sempre più smalto. Un tempo niente affatto lontano riusciva a parlare al cuore, oltre che alla testa, degli italiani. Appariva spontaneo, genuino, credibile, affidabile. E perfino simpatico, nonostante la spocchia del saputello.

Era e resta, in ogni caso, uno che ha tutte le caratteristiche del leader. Ma, ahimè, non è più una speranza. Non più per ora, almeno.
Politologi di sicuro spessore culturale ed indubitabile onestà intellettuale, uno per tutti Ernesto Galli Della Loggia, dopo la sconfitta al Referendum gli consigliarono di fermarsi un po’, di fare il pieno di ossigeno prima di riprendere la corsa. Non ci fu verso. L’ansia da prestazione non lo trattenne nemmeno un giorno. E giù con gli errori, inanellati uno dietro l’altro, senza azzeccarne più una.
Ebbe la grande occasione di rifondare il partito dopo la schiacciante vittoria alle Primarie.

Occasione sprecata. Ricominciò più ansioso di prima a correre verso Palazzo Chigi. Difese più del dovuto Maria Elena Boschi sul caso Etruria. Addirittura la premiò con il Sottosegretariato alla Presidenza del Consiglio.

Poi la sfida al partito e agli elettori Pd: l’avallo ad una legge elettorale che peggio non si poteva, la candidatura della Boschi non in una ma in quattro posizioni sicure, la scelta di alleanze più che discutibili, la mortificazione delle minoranze interne nella selezione dei candidati. L’inciucio con Berlusconi.

Più i sondaggi sulle intenzioni di voto registravano cali percentuali, tanto più lui si chiudeva a riccio. Da qui un nuovo, sottile accerchiamento: provocato, quasi invocato, un autolesionismo difficile da spiegare. Prima l’endorsement a Gentiloni da parte di importanti riferimenti esterni al Pd e alla politica. Poi quello di Prodi. Infine Veltroni.

E siamo all’altro ieri, una settimana al 4 marzo. Ospite di Sky, Renzi annuncia che comunque andranno le cose domenica prossima lui resterà al suo posto. Una nuova sfida, ancora esibizione di muscoli: anche verso la minoranza del partito, ma soprattutto verso il buon senso, verso la politica. Perché se il Pd perde, poco importa di quanti punti, sarà ancora una volta la sconfitta di Renzi, dei suoi errori tattici e strategici.

C’è stato un tempo in cui i segretari dei partiti si dimettevano anche se alle elezioni perdevano un decimo di punto percentuale. A differenza di Renzi, quei leader avevano rispetto del partito e degli elettori. Rappresentavano essi stessi la speranza della politica. Di questo passo Renzi non distrugge soltanto il Pd: fa un altro sgambetto alla politica.