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Buongiorno

04.07.2017 - Buongiorno Irpinia

Due domande (provocatorie) al nuovo vescovo di Avellino

Buongiorno, Irpinia. Del nuovo vescovo di Avellino ho scritto dopo il suo abbraccio con la città nel giorno dell’insediamento, venerdì 30 giugno.
Ho scritto che ha saputo conquistare i fedeli al primo incontro parlando il linguaggio della semplicità e della sincerità. Senza preoccuparsi di dover “apparire” qualcosa, ma di “essere” la persona che è.
Ed ho aggiunto che non mi è sembrato un vescovo “politico”, ma che “fa politica” alla maniera di Papa Francesco. Non relegando, cioè, nel limbo degli astrattismi concetti buoni e giusti come dignità dei lavoratori, futuro per i giovani, difesa delle fasce deboli, più uguaglianza sociale. Ma orientando alta e forte la voce sulla drammatica quotidianità di quei concetti che la cronaca ci restituisce. Un tentativo costante, insomma, di tenere sveglie le coscienze; un modo concreto di non indulgere all’assuefazione.

Questa mattina Monsignor Arturo Aiello incontrerà i giornalisti con un obiettivo dichiarato: vuole farsi conoscere dal popolo della diocesi e vuole conoscere il suo popolo. Ha bisogno, insomma, di capire fino in fondo la realtà in cui Papa Francesco ha voluto che continuasse la sua missione; ed ha necessità di far capire attraverso quali vie lascerà incamminare il suo tentativo di portare la Chiesa nei cuori e nelle menti del popolo diocesano.

La coincidenza dell’inattesa iniziativa di Monsignor Aiello con impegni di lavoro già programmati mi impedisce di essere presente all’incontro. Tuttavia, ne avessi avuto la opportunità, gli avrei rivolto due domande che sono dichiaratamente provocatorie.

Eccole.

1) Le parrocchie vivono essenzialmente delle offerte dei fedeli. Ma, che se ne sappia, non pare abbiano l’obbligo di tenere libri contabili. O, se ce l’hanno, i fedeli ne sono tenuti comunque all’oscuro. Una operazione di trasparenza potrebbe servire a dissolvere ogni dubbio circa l’uso corretto che si fa delle offerte, specie nelle parrocchie di sicura consistenza numerica che lasciano ipotizzare introiti d’una certa importanza. Si è spesso raccontato di parroci che hanno arricchito i propri congiunti. La calunnia, si dice, è un venticello. Sarebbe cosa buona giusta fermare il vento del sospetto con una operazione di trasparenza che soltanto il vescovo può mettere in campo.
Cosa ne pensa Monsignor Aiello?

2) Ci sono non pochi casi di vescovi che intrattengono con i politici delle loro diocesi rapporti non sempre improntati al rigore dell’etica evangelica. Spesso, seppure forse malvolentieri, insomma, si chiudono gli occhi di fronte a pratiche clientelari che sono state e continuano ad essere il vero cancro della politica di questa provincia.
La domanda: Monsignor Aiello, s’impegna a tenere gli occhi ben aperti in questa Irpinia che vanta ancora grandi maestri di clientelismo spesso travestiti da cattolici praticanti?