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Buongiorno

16.09.2019 - Buongiorno Irpinia

E se il rogo di Pianodardine avesse origine criminale?

Nella drammatica, raccapricciante vicenda della fabbrica di Pianodardine distrutta da un incendio non ci sono ancora certezze ma in compenso non mancano le stranezze.

Strana è l’ora in cui le fiamme sono divampate (la pausa pranzo dei dipendenti). Strano che a chiamare per primi i Vigili del Fuoco siano state persone estranee ed esterne all’opificio. Strana la carenza di misure di sicurezza nell’azienda d’un Gruppo quotato in borsa. Strana la rapidità d’estensione dell’incendio: una rapidità che invero farebbe pensare, non ad uno, ma a più punti d’origine del rogo, con tutto ciò che ne deriverebbe nelle conclusioni investigative.

È proprio in quest’ultima eventualità – cioè nell’ipotesi dolosa di quanto accaduto – l’aspetto più raccapricciante della vicenda. Perché, se così fosse, proprio per l’importanza del Gruppo cui lo stabilimento di Pianodardine appartiene, non potrebbe che prendere corpo la pista del racket delle estorsioni.

Un profilo criminale del genere apparirebbe sorprendente soltanto a chi continua a credere che l’Irpinia, capoluogo in testa, sia un’isola felice nel territorio regionale ad alto tasso di presenza camorristica. In un recentissimo rapporto della Direzione Nazionale Antimafia si fa esplicito riferimento alla crescente esposizione dell’Irpinia al rischio della criminalità organizzata.

Certo, non è appropriato fasciarsi la testa. Ma è un grave errore concentrare l’attenzione, come pure si sta facendo su qualche versante, sulla necessità di delocalizzare diverse fabbriche di Pianodardine. Qui va “delocalizzato” altro. Per cominciare, l’idea – appunto – che l’Irpinia sia isola felice. Subito dopo, anzi contemporaneamente, l’idea che la presenza camorristica si possa esorcizzare facendo finta che non esiste.