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Buongiorno

15.04.2018 - Buongiorno Italia

È tempo che Salvini faccia le “congratulanze” a Berlusconi

Buongiorno, Italia.
Nel suo “Punto” per il quotidiano “Il Mattino, ieri Bruno Vespa ha commentato l’ultima giornata di consultazioni di Mattarella per la formazione del nuovo governo partendo da questo gustosissimo incipit: “A un matrimonio, Berlusconi è lo sposo: fanno a lui le congratulazioni. A un funerale, Berlusconi è il morto: fanno a lui le condoglianze. Per la prima volta in 24 anni, il nostro non ha guidato la delegazione del centrodestra al Quirinale”.

In questi giorni l’Italia è con il fiato sospeso, in attesa di sapere se il leader della Lega, Matteo Salvini, si deciderà o meno – per dirla con Totò – a fare “le congratulanze” a Silvio Berlusconi per varare il governo con i Cinque Stelle.

Per rinfrescarci la memoria. Totò era sul punto di fare le “congratulazioni” ad una signora per un lieto evento quando lei stessa lo informò ch’era stata recentemente colpita da un lutto. Come regolarsi con l’esigenza di porle anche le condoglianze? Un attimo di pausa e sintetizzò con l’impareggiabile neologismo: “Congratulanze!”.

Ecco, probabilmente è giunto il momento che il leader della Lega decida cosa vuol fare da grande. Perché si può discutere quanto si vuole, ma una cosa è certa: al di là dei tatticismi più o meno comprensibili, Luigi Di Maio ha ragione quando sfida Salvini a decidere tra conservazione e cambiamento, a scegliere tra la volontà degli italiani espressa con il voto del 4 marzo e i soliti giochini della vecchia politica.

Quel voto ha detto con estrema chiarezza che i vincitori sono Di Maio e Salvini, che spetta a loro metter su un governo, e che deve trattarsi di un governo di cambiamento, non di conservazione.

Sì, certo: questa è una semplificazione della lettura del 4 marzo. Ma è l’unica lettura utile ad evitare l’ennesimo papocchio delle grandi ammucchiate oppure, in alternativa, lo scioglimento delle Camere.

Salvini può “congratularsi” fino alla noia con Berlusconi. E oltre tutto non pare che muoia dalla voglia di farlo. Epperò non può non prendere soprattutto atto che Berlusconi è politicamente morto, ed è dunque doveroso fargli le “condoglianze”, ovvero chiedergli – nel modo più garbato possibile – di farsi di lato.

Mai come in questo caso la sintesi di Totò corrisponde alla narrazione politica del 4 marzo: le “congratulanze” sono una necessità per il Paese, non un’opzione. D’altra parte, avesse avuto lui i numeri utili, Berlusconi non avrebbe esitato un attimo – come ben si sa – a buttarsi nelle braccia di Matteo Renzi. Oltre tutto, senza nemmeno inviare un telegramma di condoglianze a Matteo Salvini.

Ci sono circostanze in cui la politica richiede abbondanti dosi di cinismo. Se serve per il bene del Paese, c’è poco da farsi scrupoli. Questa è una di quelle circostanze.