menu

Buongiorno

08.07.2017 - Buongiorno Italia

Ecco chi vuole distruggere il Pd

Buongiorno, Italia. Arriverà il giorno in cui rimpiangeremo Matteo Renzi. Sempreché, naturalmente, avrà successo la congiura ordita contro di lui da personaggi e personaggetti dell’ex Dc e dell’ex Pci. Lo rimpiangeremo, ma è difficile che il complotto vada a buon fine, perché i protagonisti e le comparse che ambiscono a sostituirlo o comunque a disarcionarlo li abbiamo già visti all’opera. E a voler essere onesti, non pare proprio che abbiano dato all’Italia quel tanto di speranza in più che avevano promesso e nella quale la maggioranza dei cittadini avevano riposto fiducia.
Non serve fare i nomi. Sarebbe scontato, dunque noioso.

Un po’ tutti avevamo immaginato, ed anche sperato in verità, che dopo la scissione nel Pd sarebbe tornata la pace. Michele Emiliano era apparso politico molto reattivo ma rispettoso delle regole. Ancora più affidabile, sul piano del corretto gioco democratico, era sembrato il ministro Andrea Orlando. Il quale, tra l’altro, a differenza di Emiliano, era stato fianco a fianco con Matteo Renzi in quasi tre anni di governo, condividendone le scelte, brindando ai successi e solidarizzando alle sconfitte.

E’ bastato che Giuliano Pisapia, politico di grande onestà intellettuale ma non immune dall’attrazione fatale del potere, si mettesse in competizione con Renzi, perché Emiliano e Orlando cominciassero a cedere alla tentazione della rivincita nei confronti del segretario del Pd. Tutt’e due avevano perso alle Primarie, distaccati di parecchie misure da Renzi. Tutt’e due avevano “riconosciuto” il vincitore. E non poteva essere diversamente: il 69 per cento di due milioni di elettori può legittimare una prova d’appello fra tre anni, alla scadenza naturale del mandato, ma è indiscutibile oggi.
Eppure, sono trascorsi meno di due mesi, ed eccoti Emiliano e Orlando rialzare la testa alla direzione Pd di ieri l’altro. Chiariamolo subito: non sono loro i complottisti. Questi non agiscono alla luce del sole. Emiliano e Orlando, piuttosto, fanno involontariamente il gioco dei complottisti. Sono minoranza nel partito e sono più che legittimati a disertare il voto, come hanno fatto, oppure anche ad astenersi o votare contro la relazione del segretario.

Il problema è un altro. Il problema insorge quando Emiliano e Orlando si rendono complici di quanti interferiscono nella vita interna e nelle decisioni del Pd. Se la linea del partito è un Pd che alle elezioni vuole andarci da solo e non in alleanza con quelli che lo hanno tradito fondando un nuovo movimento – ovvero Bersani, D’Alema e compagni – correttezza democratica e disciplina di partito imporrebbero che anche la minoranza si adeguasse alle decisioni della maggioranza, senza prestare il fianco a chi – non essendo del Pd – vuole dire cosa deve fare il Pd.
Il problema è quello appena descritto ed assume i contorni della scorrettezza politica, e fa pensare al complotto, quando perfino un autorevole esponente della maggioranza, Dario Franceschini, vota la mozione del segretario ma si mette pubblicamente in sintonia con i già citati Bersani e Compagni più Pisapia, i quali – in brutale sostanza – dicono che Renzi deve farsi da parte. Perché di questo si tratta e non di ciò che diplomaticamente si vorrebbe fare apparire.

Fa bene, allora, a rispedire al mittente – anzi ai mittenti – ogni provocazione il segretario del Pd legittimato da quel 69 per cento delle Primarie. Lor Signori stanno giocando sporco: contro ogni regola democratica e contro il Pd. Che lo facciano gli avversari del Partito Democratico è magari comprensibile, anche se resta il neo quanto un pallone dei metodi di D’Alema. Ma che si rendano complici quelli che intanto esistono in quanto esiste il Pd è decisamente sconcio. E’ la premessa del suicidio politico. Non del Pd. Ma dei “proci ad Itaca”, come mirabilmente ha raccontato Paolo Mieli sul Corriere della Sera giovedì.