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Buongiorno

10.06.2018 - Buongiorno Irpinia

Elezioni amministrative: la Seconda Repubblica è morente anche da queste parti

Buongiorno, Irpinia.
Oggi si vota per la scelta del nuovo sindaco di Avellino e di altri venti primi cittadini in Irpinia. Alle 23 si chiuderanno i seggi. Subito dopo inizierà lo spoglio. Nei piccoli comuni basteranno un paio d’ore per conoscere i risultati. Nel capoluogo servirà un po’ di tempo in più. Ma già prima dell’alba si saprà se Avellino ha da subito il nuovo sindaco oppure bisognerà attendere altri quindici giorni per il ballottaggio.

C’è grande attesa per l’esito del voto di Avellino. È l’unico capoluogo di provincia in Campania chiamato alle urne dopo il 4 marzo. Il risultato potrebbe esprimere un orientamento dell’elettorato nella nostra regione. Ma attenzione: è soltanto una possibilità e va necessariamente coniugata al condizionale. Non solo perché ad Avellino, come in tutte le piccole città, il voto amministrativo difficilmente riflette quello “politico”; quant’ anche, e direi soprattutto, in ragione della forte prevalenza di liste civiche rispetto a quelle di partito. Dentro il civismo, come si sa, c’è molto di tutto e poco di politico. Se non fosse così, se cioè si proiettasse sulle amministrative il risultato del 4 marzo, sul municipio avellinese già sventolerebbe la bandiera dei Cinque Stelle.

Piuttosto si può dire altro. Si può dire, ad esempio, che indipendentemente dal risultato delle urne, chiunque vestirà la fascia tricolore, domani o tra quindici giorni, niente sarà più come prima ad Avellino (e nell’intera Irpinia). Qualcosa si è irrimediabilmente rotto nel vecchio sistema che ha governato la città e la provincia per mezzo secolo. Quel sistema – anche per le tante porcherie emerse dalle inchieste giudiziarie e giornalistiche – è andato in frantumi, delegittimando non solo la vecchia classe dirigente ma anche quella nata dalle sue ceneri e che non è riuscita ad emanciparsi per tempo.

Può darsi, insomma, che ad Avellino e in Irpinia queste elezioni amministrative non faranno ancora nascere, come a Roma, la Terza Repubblica. Ma non v’è alcun dubbio che la Seconda, anche da queste parti, sia ormai in coma irreversibile.

Buon voto a chi oggi vota.