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Buongiorno

29.12.2017 - Buongiorno Italia

Elezioni: è di nuovo tempo di “scrivere” a... Gesù Bambino

Buongiorno, italia.
Un ricordo ancora molto vivo di tantissimi anni fa. In occasione del Santo Natale, il direttore dell’epoca del quotidiano “Il Mattino”, scrisse un fondo il cui titolo era “Lettera a Gesù Bambino”. Le cose della politica non andavano bene. E Napoli, in particolare, aveva problemi diversi ma niente affatto meno seri di quelli attuali. Si può immaginare il contenuto di quella supplica al Celeste.

Ieri il Presidente della Repubblica ha sciolto le Camere. Andremo al voto il 4 marzo. Natale è appena passato. Ma mai come ora la “Lettera a Gesù Bambino” ci starebbe tutta. Perché ci stiamo avviando alle urne con una legge elettorale tra le peggiori che siano state sin qui concepite. E soprattutto perché, anche se la recessione sembra finalmente alle spalle, la strada della ripresa, nel Mezzogiorno d’Italia in modo particolare, è ancora tutta in salita.

Abbiamo un maledetto bisogno di stabilità politica, ma l’Italia tripolare non lascia presagire nulla di buono. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sta provando ad incoraggiare il Paese lanciando messaggi di ottimismo ragionato e responsabile. E questo è un bene. Guai a deprimersi: dinanzi alle difficoltà, la medicina che meglio funziona è tenere duro, reagire, pensare positivo.

Tuttavia, non può bastare. Avremo, dopo le elezioni, una fase di transizione più o meno breve. Il Presidente del Consiglio resterà al suo posto per il disbrigo degli affari correnti, che non significa starsene senza far niente. Tutt’altro. Insomma, il Governo del Paese ci sarà, e lo sarà nel pieno delle sue funzioni. Ma potrà esserci per un tempo limitato.

Lo dicono i politologi più attendibili e i più quotati costituzionalisti: serve al più presto una nuova legge elettorale. Pensata non per favorire un partito invece di un altro, come troppo spesso è avvenuto. Serve una legge per il Paese, che garantisca, insieme, il pieno rispetto della volontà popolare, la democrazia ma anche, e non certamente ultima, la governabilità e la stabilità del quadro politico.

Modelli validi ce ne sono. L’auspicio è che sia una legge il più largamente condivisa. Abbiamo già sperimentato, e proprio recentemente, che non è un’impresa facile. Però non è nemmeno impossibile.

Per quanto paradossale possa apparire, sarebbe un segnale di grande valenza politica se il tema della nuova legge elettorale diventasse, per tutti, l’argomento principale di questa chiamata alle urne. I partiti politici dimostrerebbero senso di realismo e di responsabilità. Potrebbe essere questo, oltre tutto, il segnale in grado di contenere un astensionismo che si preannuncia devastante. Alle condizioni date, investire nella stabilità politica e nella governabilità, con un corretto sistema elettorale, è la principale priorità del Paese. Prima se ne prende atto, meglio è.