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Buongiorno

13.06.2017 - Buongiorno Irpinia

Elezioni: il caso Atripalda e gli utili idioti politici di Ciriaco

Buongiorno, Irpinia. In queste elezioni amministrative irpine, il caso Atripalda dovrebbe indurre il Partito Democratico ad una impietosa ma salutare autocritica.
Inutile stare a ripetere, capitolo per capitolo, la storia di quanto è accaduto. Quello che conta è il finale: nella competizione tra le quattro liste in campo, l’unico candidato sindaco iscritto al Pd era il primo cittadino uscente Paolo Spagnuolo. Grazie alle divisioni interne ed alle alchimie di nani e ballerine, il Pd è riuscito nell’impresa di far eleggere un sindaco iscritto all’Udc, naturalmente candidato da Ciriaco De Mita, e dunque di far perdere, per una manciata di voti, il candidato sindaco con tessera Pd.
Parlare di autolesionismo sarebbe troppo generoso. L’autolesionismo presuppone una forte sofferenza interiore, un tormento che nel tempo diventa patologico e che trova sfogo fisico su se stessi. Questi del Pd di Atripalda, ma prima di essi questi del direttorio provinciale del Partito Democratico, non soffrono, non si tormentano: questi qui, semplicemente, non pensano. Per essi la politica è passerella, carrierismo, "cazzarello" loro.
Chi li ha compresi meglio di tutti è Ciriaco De Mita. Essendo egli infinitamente più intelligente di loro, parliamo di intelligenza politica, ha compreso da tempo che questi signori non pensano, tutt’al più fanno finta di pensare. Sicché per lui è un gioco da bambini intrufolarsi nei loro "non pensieri" e farli pensare ed agire - si perdoni il bisticcio - con il "suo" pensiero.
L’immagine metaforica che più c’azzecca è quella del puparo e dei pupi. Ciriaco muove i fili e loro si muovono a comando. E ringraziano pure. Si sentono gratificati delle attenzioni che il Grande Vecchio dedica loro. Poiché non pensano di pensiero proprio, infatti, nemmeno s’accorgono che Ciriaco li prende per i fondelli e li utilizza, per poi lasciarli cadere nella spazzatura, puntualmente, quando non ne ha più bisogno.
Quando c’erano la Dc e il Pci, a Ciriaco il giocherello non riusciva. I comunisti irpini vantavano calibri dello spessore di Michele D’Ambrosio. Con il cavolo De Mita si azzardava a vestirsi da puparo. I figli di quel Pci confluiti nel Pd sono, tutto sommato, figli di nessuno (sempre politicamente parlando). Cosa volete che possa fare, ad esempio, una Valentina Paris al cospetto di Ciriaco? Pensate, lei atripaldese e membro della segreteria nazionale del Pd, carica politica altissima (ma per fortuna gliel’hanno tolta!), proprio lei e proprio ad Atripalda non è riuscita a metter su una lista con il simbolo del partito. Alla fine si è giustificata dicendo una colossale banalità, paradigmatica del suo non pensiero politico: alla vigilia delle elezioni, ha detto che l’unico e vero Pd di Atripalda era quello che in queste elezioni amministrative se ne stava a casa. Come se non fosse il "voto" la trincea che legittima la vita e l’impegno di un partito politico.
Ma tant’è. Questi sono proprio come Ciriaco li vuole. Senza pensiero. Pupi. Politicamente utili idioti.