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Buongiorno

12.10.2018 - Buongiorno Irpinia

FCA, “Facimm’ Ammuina”. Qui, a Roma e subito

Pochi giorni fa, anticipando anche la stampa nazionale, Orticalab ha dato notizia delle nubi che si vanno addensando sullo stabilimento di Pratola Serra, non solo per le incertezze circa il Piano di riconversione dai motori diesel all’elettrico e all’ibrido, quant’anche per l’ipotesi, niente affatto peregrina, che la fabbrica possa far parte di un pacchetto di cessione ad altri colossi del settore automobilistico.

Ancora in queste ore le notizie sui casi Pomigliano e Pratola (oltre Melfi) campeggiano con grande evidenza sui giornali cartacei e sul web. Ampio spazio, con ricchezza di cronache e di commenti, vi dedica oggi il quotidiano “Il Mattino”, in particolare con i servizi di Nando Santonastaso e l’analisi di Giuseppe Berta (se ne consiglia la lettura), che affrontano la questione nel più generale contesto internazionale di Fca del dopo Marchionne.

Non saprei e potrei aggiungere alcun che, dunque, a quanto ottimi giornalisti economici hanno scritto in merito con competenza di settore infinitamente superiore alla mia.

Per quanto possa apparire superfluo, qui vorrei piuttosto sottolineare ciò che ha già fatto Orticalab, ossia che il problema di Pratola Serra esiste ed è grave, come del resto lo stesso sindacato, Fiom Cgil in modo particolare, sta denunciando da giorni.

Mi permetto di sottolineare, oltre tutto, che lo stabilimento irpino è l’anello più debole della catena Fca nel Mezzogiorno d’Italia. E che – non la si intenda alla stregua di superstizione – l’Irpinia non è molto fortunata con la tradizione Fiat dalle nostre parti. L’ex Irisbus insegna.

Insomma, nessun dorma. La politica provinciale, in modo particolare, invece di perder tempo sul niente (vedi la giostra del vuoto nel Pd) si concentri sul dramma che rischia di diventare la Fca di Pratola. Bisogna prendere atto, intanto, che sinora soltanto il M5S, con la deputata Pallini, ha sollevato il problema in Parlamento.

Ma non solo la politica, oltre al sindacato, è chiamata a mobilitarsi. Serve una manifestazione di popolo. Come dicono a Napoli, cari irpini “Facimm’ ammuina”. Qui e a Roma. Subito!