menu

Buongiorno

08.08.2017 - Buongiorno Italia

Fame di lavoro e 100 miliardi chiusi nel cassetto

Buongiorno, Italia.
Fa una rabbia incontenibile scoprire che ci sono oltre cento miliardi di euro per investimenti pubblici, stanziati con le manovre economiche del 2016 e 2017 per i prossimi 15 anni, e che la loro spesa va a passo di lumaca – non perché manchi la disponibilità di cassa – ma per problemi legati a insopportabili lentezze della macchina amministrativa.
Questa montagna di soldi è riferita alle infrastrutture materiali e immateriali, e non ricomprende gli investimenti estranei al settore delle costruzioni.

Il censimento delle risorse disponibili e praticamente chiuse nel cassetto è stato fatto dall’Associazione Nazionale dei Costruttori attraverso il suo Osservatorio congiunturale. Non un semplice elenco di opere pubbliche programmate con i relativi impegni di spesa: l’Ance è scesa nei dettagli, ha esaminato i singoli capitoli di spesa, ha individuato i tanti “perché” che bloccano gli investimenti, ne ha analizzato le conseguenze sia sul piano economico che su quello sociale.
Per dare un’idea di come stiano in pratica le cose, l’Ance ha dimostrato – ad esempio – che dei 634 milioni di euro preventivati per quest’anno se ne potranno spendere soltanto 150, uno scarso 24%.

Dite voi se non debbano provocare una rabbia incontenibile questi numeri rispetto alla fame di lavoro che c’è nel nostro Paese, al Sud in misura più drammatica, ed alla scelta di tante persone, non soltanto giovani, di andar via dall’Italia.
Non può non far rabbia sapere che le risorse ci sono – e sono risorse degli italiani – e non vengono spese perché, come documentato dall’Ance: a) gli enti locali hanno perso competenze ed abitudine ad investire dopo quasi un decennio di patto di stabilità; b) i pasticciacci normativi del nuovo codice degli appalti hanno bloccato i bandi di gara fino a quando non sono state risolte le contraddizioni in essi contenuti; c) il Contratto di Programma dell’Anas è fermo da nove mesi in attesa di definire la fusione con Ferrovie dello Stato; d) si è sbloccato con enorme ritardo il Fondo investimenti e sviluppo da 47 miliardi.

Non può non far rabbia appurare, ancora dal censimento dell’Osservatorio congiunturale dell’Ance, che di quei 100 miliardi bloccati fanno parte: a) i 27 miliardi del Fondo sviluppo e coesione, cioè le risorse destinate al Mezzogiorno d’Italia per tentare almeno un minimo di recupero infrastrutturale rispetto al Centro-Nord; b) i 15 miliardi di cofinanziamento statale senza i quali le Regioni non possono utilizzare i fondi strutturali europei.

Superfluo aggiungere che tutti questi ritardi si traducono in erosione inflattiva delle risorse stanziate. La qual cosa, per altro verso, spiega anche perché l’Italia è il Paese con il maggior numero di opere pubbliche incompiute o completate dopo decenni al costo doppio e perfino triplo di quello preventivato.

Vogliamo ancora stare a discutere di quanto urgenti siano le riforme, a cominciare da quella della macchina amministrativa?