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Buongiorno

05.09.2019 - Buongiorno Campania

Finalmente un Governo che “parla” meridionale

“Buongiorno, Italia”. Anzi no: “Buongiorno, Italia del Sud”. Meglio ancora, eccedendo in campanilismo, “Buongiorno Campania”. Una volta tanto possiamo dirci “meridionalmente” felici, “campaniamente” felici per la nascita del nuovo Governo nazionale. E tanto a prescindere dal suo colore politico.

Possiamo farlo, amici lettori, perché una volta tanto, il Governo nazionale, almeno per la sua composizione, parla meridionale, e in buona misura napoletano. Sui 21 ministri nominati dal Presidente Mattarella, naturalmente su proposta del Presidente del Consiglio, come detta la Costituzione, ben 11 sono meridionali, e tra questi ben quattro sono campani.

In teoria potrebbe significare poco quanto niente. In teoria, l’imparzialità del mandato governativo dovrebbe garantire equità di attenzione per tutto il territorio nazionale, per ogni suo angolo. Sappiamo che in pratica non funziona così. Sappiamo che per troppo tempo, e salvo rare parentesi, i governi nazionali hanno avuto più d’un occhio particolare per il l’Italia del Nord. Non sapremmo dire se stavolta si sia trattato di una scelta politica studiata a tavolino, magari immaginando di dare così il colpo di grazia a Salvini e alla sua Lega (ma nutriamo ragionati dubbi al riguardo), oppure se sia frutto d’una semplice e pura coincidenza. Resta il fatto, decisamente significativo, che il Mezzogiorno d’Italia venga ampiamente rappresentato nel Governo appena nato.

Sarebbe un grave errore immaginare di “escludere” il Nord dall’orientamento delle politiche governative. Sarebbe miope anche soltanto immaginare inversioni di rotta rispetto alla direzione naturale delle cose. È invece auspicabile un riequilibrio territoriale delle politiche nazionali, a cominciare da un modello di Autonomia Differenziata molto diverso da quello immaginato dalla Lega e, perché non dirlo, anche da qualche presidente Pd delle regioni del Nord.

Sarebbe giusto ed utile per l’intero Paese, infine, riscoprire e rilanciare in termini seri, equi e soprattutto concreti la Questione Meridionale, senza mai perdere di vista – in ogni caso – il valore non negoziabile – dell’Unità nazionale.

Non sappiamo cosa accadrà. Non possiamo nemmeno prevedere quanto e “come” durerà questo Governo. Ma abbiamo il dovere, oltre alla necessità, di credere che si possa finalmente avviare una diversa stagione politica per l’Italia e, nell’Italia, per il Mezzogiorno e per la nostra Campania.