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Buongiorno

17.09.2018 - Buongiorno Irpinia

Forza Italia e Pd: così fan tutti ai piedi dei 5 Stelle avellinesi

Come potete leggere nell’odierna Siringa di Mila Martinetti, il sindaco di Benevento, Clemente Mastella, e il deputato irpino Cosimo Sibilia sono stati protagonisti di un vivace scambio di battute sulla decisione di due consiglieri comunali forzisti di Avellino, Fruncillo e Iandolo, i quali hanno voluto condividere le linee programmatiche del sindaco Vincenzo Ciampi diventandone di fatto sostenitori.

Mastella, la cui consorte il 4 marzo è stata eletta senatore nelle liste di Forza Italia, ha duramente censurato l’atteggiamento dei due consiglieri bollando il caso avellinese come un vero e proprio “pastrocchio”. “Vanno evitati – ha detto – pastrocchi che non portano da nessuna parte, ma che garantiscono posizioni che nulla hanno a che fare con la politica”. Senza mancare di aggiungere che, piuttosto, è indispensabile “una forte iniziativa politica che veda il centrodestra unito e propositivo”.

Cosimo Sibilia, dal canto suo, dopo aver restituito la stoccata al sindaco di Benevento (“Ad Avellino non si fanno pastrocchi, per i pastrocchi andremo a lezione da Mastella”) ha ribadito che “Forza Italia e il suo gruppo consiliare avellinese sono e restano all’opposizione” e che “eventuali scelte (dei due consiglieri comunali Fruncillo e Iandolo, ndr) vanno interpretate soltanto come sostegno per il bene della città”.

Ora, è del tutto evidente che Clemente Mastella avrebbe fatto meglio a tacere sull’argomento. Per uno come lui – ex enfant prodige e pupillo di Ciriaco De Mita nella Sinistra di Base della Dc, nonché ministro della Giustizia nel governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi – non dovrebbe essere molto agevole ritrovarsi oggi in Forza Italia a parlare di pastrocchi altrui.

Epperò, tanto premesso, non si può non convenire che l’analisi di Mastella sia correttissima sul piano politico e che Cosimo Sibilia, di converso, si arrampichi sugli specchi nel tentativo di difendere posizioni oggettivamente indifendibili.

La condivisione, da parte dei due consiglieri di FI, delle linee programmatiche del M5S, infatti, è un atto politico che non si può semplicisticamente declassare ad atteggiamento francescano per il “bene della città”. I 5 Stelle di Avellino hanno compiuto fino ad oggi soltanto atti politici. E bisogna convenire che in ciò sono stati perfettamente coerenti con la loro natura politica, con la loro impostazione strategica, con i tempi e gli obiettivi enunciati nel corso della loro campagna elettorale.

I 5 Stelle – è il caso di ricordarlo al deputato Cosimo Sibilia – hanno ripetutamente affermato, e non da oggi, che tutti gli altri soggetti politici presenti sulla scena italiana, ed in modo particolare Forza Italia e il Pd, rappresentano il Male Assoluto, il cancro in metastasi del sistema Italia. Ed è anche il caso di ricordare, al deputato Cosimo Sibilia, che nella formazione del governo nazionale giallo-verde i 5 Stelle hanno preteso e ottenuto dalla Lega, partito alleato di Berlusconi alle elezioni del 4 marzo, che Forza Italia restasse fuori da Palazzo Chigi e dalla stessa maggioranza parlamentare. In una espressione, i 5 Stelle hanno pubblicamente “schifato” Forza Italia.

Ora, se questo è poco per il deputato Cosimo Sibilia – berlusconiano della prima e della ultima ora – dica lui cos’altro i 5 Stelle avrebbero dovuto fare per meritarsi un sacrosanto “Vaffa” a Roma come ad Avellino e nel più piccolo comune d’Italia. Per dirla tutta, Mastella è stato generoso a definire pastrocchio, cioè pasticcio, l’atteggiamento dei due consiglieri comunali forzisti. In altri tempi, quando il minimo sindacale di etica politica era la condizione “sine qua non” per militare in un partito – indifferentemente di sinistra, di centro o di destra – l’atteggiamento di quei due consiglieri sarebbe stato definito “tradimento”, con tanto di espulsione e invito e stare per sempre alla larga. Altro che pastrocchio.

Ma tant’è. Di senso minimo d’etica politica appare ormai sprovvisto anche – anzi, soprattutto – il Partito Democratico, come dimostra con rara eloquenza ancora il caso Avellino. Qui abbiamo un Pd che sbeffeggiato, umiliato, preso a calci in bocca e nel sedere dal Movimento 5 Stelle, pur avendo i numeri, data la disponibilità dei gruppi civici di centrosinistra, per mandare a casa il sindaco e la sua sparuta minoranza di trasformisti, si è lasciato far prigioniero dei tatticismi personalistici d’un Gianluca Festa (mozione di sfiducia ma niente dimissioni), delle imbarazzanti contraddizioni della presidente D’Amelio (“Il sindaco va mandato a casa ma non dobbiamo farlo apparire una vittima”, quasi a voler stabilire se è più boia il boia o la vittima), del piede in due scarpe d’un Angelo Antonio D’Agostino, che ha un consigliere comunale di qua (ossia contro i 5 Stelle) e uno di là (ossia a favore di 5 Stelle, non si sa mai come va a finire con i cantieri in città dell’omonima impresa di costruzioni del deputato). Ed è anche prigioniero, questo Pd, di giochi e giochini di altre sue componenti sempre indecise sul punto di decidere, e di un segretario provinciale fantasma e trimezzato che ogni mattina, all’inizio delle sue fatiche politiche, si guarda allo specchio e si chiede, smarrito: “Ma insomma, io chi cazzo sono?”.

Nei confronti di questo Pd il M5S ha sfilato il rosario dei peggiori improperi. Ha definito “saccheggiatori” i suoi amministratori, li ha accusati di mille nefandezze, li ha esposti al pubblico ludibrio manco fossero degli appestati, ha qualificato con termini indegni e diffamatoti la capogruppo consiliare Enza Ambrosone. E di fronte a tutto ciò cosa fa il Pd, questo Pd? Si preoccupa di non far apparire il sindaco Ciampi una “vittima”, nella premurosa interpretazione della D’Amelio. Progetta di cuocere il sindaco “a fuoco lento” e di tenere comunque l’estintore a portata di mano, nella elaborazione strategica di Gianluca Festa raffinata alla Scuola di Alti Studi Politici, non di Nusco ma di Montefalcione, non versante Mancino ma quello D’Agostino. Immagina, questo Pd che invero non si capisce più di che Pd è fatto, o meglio si capisce bene se si pensa che l’organizzazione è stata affidata a Pasquale Penza da Atripalda: immagina, dicevamo, di poterla fare franca agli occhi dei suoi militanti e simpatizzanti rinviando i funerali dell’Amministrazione 5 Stelle a quando fa comodo ai suoi capibastone con l’identico alibi dei due consiglieri forzisti: “Il bene della città”.

Ma che fine ha fatto, Signore e Signori, la decenza politica?