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Buongiorno

03.04.2017 - Buongiorno Irpinia

Gli elemosinanti “tecnologicamente avanzati”

Buongiorno, Irpinia.
Accade ad Avellino, nei pressi delle Poste centrali, sabato primo aprile, e non è affatto un singolare, divertente “pesce”.
Due nigeriani non se le mandano a dire e il litigio verbale non degenera solo grazie all’intervento tempestivo e risolutore di un negoziante. Motivo accertato dei sacri furori della coppia: la contesa della postazione per starsene a chiedere l’elemosina.
La prima sensazione che ti trafigge il cuore, prima ancora d’essere elaborata dal cervello, è la pietà: possibile che la povertà sia arrivata ad un punto tale di disperazione da trasformarsi in violenza? Abbiamo visto parcheggiatori abusivi litigare per accaparrarsi, “abusivamente”, il cliente. Abbiamo assistito a scene di ambulanti che con mazze di ferro e coltelli si contendevano il posto al mercato. E a sceneggiate di prostitute alla conquista dell’angolo di strada più “in”. La cronaca nera ci ha restituito negli anni immagini raccapriccianti di delitti consumati per futilissimi motivi. Ma mai, proprio mai ci era capitato di dover leggere o scrivere di elemosinanti che quasi arrivano alle mani per piazzarsi alla latitudine ritenuta migliore, quasi che la sofferenza dello spirito dipendesse anch’essa dalle regole del marketing.
Si dice “povertà” e la prima parola correlata che ti viene in mente è “solidarietà”, non “ostilità”. Ed è allora che il dubbio nasce spontaneo: chi sono quei due elemosinanti nigeriani, e perché tanta avversione? La sensazione di pietà che stava per trafiggerti il cuore apre spazi alla ragione. E agli interrogativi ch’essa pone risponde la cronaca, con la testimonianza del direttore della Caritas diocesana di Avellino, Carlo Mele. Nessuno meglio di lui conosce la geografia fisica e spirituale della povertà nel capoluogo. Racconta al quotidiano “Il Mattino”: “C’è un business dell’elemosina ad Avellino, e dietro c’è una regia. I giovani africani presenti nei pressi delle attività commerciali e dei luoghi più frequentati del centro urbano non agiscono autonomamente. Qualcuno dirige il tutto selezionando spazi ed orari. Come i due nigeriani dell’episodio delle Poste centrali, si tratta di migranti ospiti dei centri di accoglienza. E’ un sistema organizzato: si tratta di verificare se a tenere le redini di questa rete criminale sono gli stessi migranti o qualcuno esterno”.
Eccola la spiegazione di quella lite fermata per tempo da un negoziante e svanita nel nulla dopo la telefonata fatta da uno dei due nigeriani non si sa a chi. Avete capito bene: una mano tesa per chiedere l’elemosina, l’altra pronta ad usare il telefono. Saranno anche figure di elemosinanti “tecnologicamente avanzati”: ma cosa può mai c’entrare la pietà cristiana con la furfanteria della povertà elevata a sistema criminale?
E’ una domanda, va da sé, girata alle istituzioni: al sindaco (non solo di Avellino) e alle forze dell’ordine.