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Buongiorno

23.09.2019 - Buongiorno Irpinia

Gli equivoci che il Pd non scioglie sono tutti sintetizzati nel caso-Irpinia

Una premessa a volo d’aquila. Si può discutere quanto si vuole sulla componente di cinismo dell’intelligenza politica di Matteo Renzi (e al riguardo, ad esempio, si pensi a quella del nostro Ciriaco De Mita). Il modo in cui ha lasciato il Pd, specie per tempi e circostanze, ha in sé tutti i caratteri del cinismo politico. Tuttavia appare indiscutibile che la scissione operata dall’ex Premier è stato un gesto di grande chiarezza. Un gesto che probabilmente potrà tornare utile soprattutto al Partito Democratico.

Scrivo “probabilmente” perché Renzi ha rappresentato soltanto uno degli equivoci Pd. Ora che se n’è andato, nessuno ha più alibi. Non ne ha Zingaretti. Non ne hanno Bersani e D’Alema: i quali potrebbero naturalmente rientrare nella loro Ditta, superando così anche l’irrilevanza di partitini che da qui a un secolo resterebbero comunque inchiodati a percentuali da prefisso telefonico.

Più in generale, le divisioni interne al Pd sono l’equivoco più difficile da risolvere. Perché quelle divisioni non hanno nulla a che vedere con correnti di pensiero e con quant’altro possa rappresentare l’arte alta e nobile della politica.

Prendete l’esempio del Pd irpino. C’è qualcuno disposto a credere che Del Basso de Caro e Rosetta D’Amelio siano divisi da diverse visioni dei problemi di questa provincia e dalle soluzioni alternative da darvi? Li divide piuttosto una montagna di rancori, livori, azioni e reazioni, torti e ragioni difficili da quantificare e da attribuire.

Vi pare serio lo spettacolo indegno offerto dai “tesserifici” scoperti di qua e di là, non soltanto da una sola parte, e che di fatto hanno condotto il partito in Tribunale fino all’annullamento – sacrosanto – di un congresso farsa?

Il povero commissario della Federazione irpina, Aldo Cennamo, è animato da una sincera e ferrea volontà di ridare al Pd una speranza di rinascita e di rilancio. Temo – ahimè – che la sua impresa sia destinata a fallire, proprio perché si evita di affrontare la madre di tutte le questioni, che è appunto quella degli equivoci del tipo proposto Del Basso de Caro-D’Amelio.

Certo, ci sarebbe un modo per tagliare la testa al toro e farla finita: andare subito al congresso e contarsi. Ma – di grazia – con quali iscritti, con quali garanzie che i Signori delle Tessere si tolgano dalle scatole, con quali criteri etici e morali capaci di ripulire il tempio dai mercanti vecchi e nuovi che hanno sporcato e continuano a sporcare la Politica?

Belle domande. Alle quali, ora che non c’è più l’alibi di Renzi, dovrebbe poter rispondere Nicola Zingaretti, qui come altrove. Ma ne ha la forza e l’autorevolezza che servono, dal momento che la volontà può darsi per scontata? Ecco il punto.