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Buongiorno

06.05.2017 - Buongiorno Irpinia

I colletti bianchi della camorra e quelli dei comuni

Buongiorno Irpinia. E’ davvero incomprensibile l’appello lanciato dai sindaci irpini – quelli presenti – all’incontro con la commissione regionale anticamorra presso il municipio di Montoro, luogo simbolo della nuova mobilitazione politica e sociale dopo gli attentati intimidatori a danno della casa e dell’auto del sindaco Mario Bianchino.
In buona sostanza i sindaci dicono che non basta la solidarietà per fermare gli appetiti della delinquenza organizzata di fronte alla consistente quantità di danaro per opere pubbliche in arrivo anche in provincia di Avellino.
E’ chiaro che non bastano le parole e le marce di solidarietà, che per definizione sono espressioni simboliche della volontà collettiva di alzare un muro contro le infiltrazioni camorristiche.
Ma il rischio di cui parlano i sindaci, al netto del necessario rafforzamento dei presidi delle forze dell’ordine, ha carattere squisitamente politico-amministrativo. Dunque l’appello non può che essere rivolto a se stessi.
Il primo cittadino di Avellino, ad esempio, dice che “a fargli paura” è “la camorra dei colletti bianchi, quella che potrebbe minare la qualità della spesa e dei progetti”. Giusta osservazione. Ma, di grazia, chi ha il compito istituzionale di controllare progetti e spesa se non i Comuni, con i loro uffici tecnici ed il loro personale amministrativo? Il timore dei colletti bianchi della camorra si può esorcizzare soltanto osservando rigorosamente i comportamenti dei colletti bianchi delle amministrazioni comunali. Senza la eventuale complicità dei tecnici dei Comuni, la qualità dei progetti e della spesa non è sottoposta alla volontà criminale dei colletti bianchi della camorra.
Vorremmo ricordare al sindaco di Avellino che le gare d’appalto vengono indette e gestite direttamente dai Comuni. Chi decide criteri e quant’altro sono le commissioni della burocrazia tecnica ed amministrativa dei Comuni. E’ chiaro – ed è un caso recente che riguarda proprio il Comune capoluogo – se a selezionare i dirigenti degli uffici tecnici sono commissioni composte da membri che tutto hanno fuorché requisiti tecnici – è assai probabile che il concorso di dirigente lo vince uno che magari ha gli occhi azzurri, i capelli biondi, un sorriso impareggiabile ma che non ha i numeri giusti per valutare compiutamente “qualità dei progetti e della spesa”.
Insomma, è giusto invocare più forze dell’ordine e maggiori controlli del territorio per ridurre al minimo il rischio di attentati intimidatori, ma il problema vero individuato dal sindaco di Avellino, qualità della spesa e dei progetti, è risolvibile soltanto attraverso una gestione rigorosa, competente ed incorruttibile degli appalti ed un controllo altrettanto chiuso ad ogni forma di indulgenza in fase di esecuzione dei lavori. E questo dipende soltanto dalle Amministrazioni comunali: dalla volontà e dalla capacità politica delle nostre istituzioni periferiche.
Il problema, però, è che quando – ad esempio – un Procuratore Capo come Cantelmo invita a denunciare anche il minimo sospetto di zone e comportamenti grigi – accade puntualmente che gli amministratori locali facciano orecchie da mercante. Non perché abbiano qualcosa da farsi perdonare o cattivi pensieri da assecondare. Ci mancherebbe. Ma perché, stranamente, sembra abbiano più timori dei colletti bianchi della magistratura rispetto ai colletti bianchi delle amministrazioni che guidano e, peggio, dei colletti bianchi della camorra.
Ma così non andiamo da nessuna parte. Nemmeno se ci mettiamo in “marcia” una volta al giorno per 365 volte all’anno.