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Buongiorno

12.10.2017 - Buongiorno Irpinia

I consiglieri comunali di Avellino “giocano” perfino con le ludopatie. Vergogna!

Buongiorno, Irpinia.
La notizia, nella sua essenzialità, è la seguente: il Consiglio comunale di Avellino non ha potuto approvare il regolamento per contrastare il gravissimo fenomeno delle ludopatie perché quattro esponenti della maggioranza lo hanno boicottato, nonostante il responsabile voto favorevole dei consiglieri di opposizione presenti.

Va aggiunto, per la cronaca, che i Quattro del De Profundis hanno tentato di giustificare il loro atteggiamento dicendo che non era stato accolto un loro emendamento. Leggi le carte con un po’ di attenzione e t’accorgi che si sono appigliati ad un argomento chiaramente strumentale: il regolamento proposto dall’assessore competente, Arturo Iannaccone, rispecchia nella forma e nella sostanza lo schema approvato dagli enti locali d’Italia.

Un atteggiamento, dunque, che non può che definirsi irresponsabile, considerata la sensibilità della materia e la gravissima consistenza del fenomeno nel capoluogo.

Resta la domanda: perché quei Quattro hanno scelto di comportarsi così?

Intanto cominciamo col dire chi sono. Eccoli: Gianluca Festa, Salvatore Cucciniello, Gerardo Melillo e Francesca Medugno. Le cose che li accomunano sono tre. La prima è che fanno parte tutti e quattro del gruppo consiliare Pd. La seconda è che gli ultimi tre dei quattro testé citati appartengono all’area che fa capo alla presidente del Consiglio regionale, Rosetta D’Amelio. La terza è che Rosetta D’Amelio e Gianluca Festa si sono recentemente uniti in alleanza in vista del congresso provinciale del Pd (peraltro destinato al rinvio).

C’è chi fa risalire a questa terza coincidenza la ragione vera dell’atteggiamento strumentale dei Quattro: un uso speculativo, per fini squisitamente partitici, perfino di atti amministrativi così importanti come la lotta alle ludopatie.

Se fosse davvero così, il comportamento dei quattro non sarebbe soltanto “irresponsabile”, quant’anche e soprattutto “vergognoso”.