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Buongiorno

04.10.2018 - Buongiorno Campania

I due test per De Luca-bis: Buona Spesa e Questione Morale

Il presidente della Regione Lazio e candidato alla segreteria nazionale Pd, Nicola Zingaretti, ieri l’altro a Napoli ha detto una cosa al tempo stesso scontata e contraddittoria: “De Luca ricandidato alla presidenza della Campania? Se vorrà, si riparte da lui, come è giusto che sia”.

È scontata, la “cosa”, perché non si può negare il bis al Governatore uscente, specie se l’uscente è uno del calibro politico di De Luca e, per di più, l’assoluzione al processo “Crescent” ha fatto venir meno la speranza, nutrita da molti capi Pd, di togliersi lo Sceriffo dalle scatole per via giudiziaria.

La “cosa” è contraddittoria perché, nel contempo, Zingaretti ha risposto affermativamente anche a chi invoca facce nuove nella costruzione del partito “diverso” che dovrebbe nascere dal congresso della prossima primavera.

Tuttavia, al di là di Zingaretti e dei giochi congressuali interni al Partito Democratico, il problema strettamente legato all’esito delle prossime elezioni non è se il Pd riparta da De Luca, dal momento che una diversa opzione non ce l’ha. Il problema vero è da dove De Luca intenda ripartire.

Allo stato dell’arte, quando manca poco più di un anno e mezzo alle elezioni regionali, non si può certo dire che Il Governatore abbia fatto chissà quali miracoli. Invero non si leggono in giro nemmeno segni palpabili della Rivoluzione promessa. E diciamolo subito: non è demerito di De Luca se al terzo maggio consecutivo della sua presenza a Palazzo Santa Lucia le rose non sono ancora fiorite. La Campania è una Regione grande e complessa, non possono bastare tre o cinque anni perché l’azione del governo locale, anche del migliore governo possibile, produca effetti percepibili a livello di massa critica popolare.

Insomma, ammesso pure, ma non per questo concesso, che De Luca abbia dato vita al miglior governo regionale possibile, non sorprende affatto che il cittadino comune non se ne sia accorto.

Tanti elettori, probabilmente troppi, invece, in questi ultimi tre anni hanno dovuto storcere il naso diverse volte al cospetto di atteggiamenti di De Luca niente affatto rivoluzionari ma piuttosto restauratori d’una mentalità e d’una cultura che proprio l’ex sindaco di Salerno si era impegnato a combattere fino ad estirparle.

Ecco perché è importante capire da dove De Luca intenda ripartire ora che nessuno del Pd può contestarne il sacrosanto diritto a tentare il secondo mandato. Le possibilità di vincere le regionali 2020, che non sono affatto poche, ma nemmeno infinite dopo il 4 marzo e con il governo gialloverde in carica, sono legate in misura consistente al look politico di De Luca, oltre naturalmente alla sua capacità di “buona spesa” della montagna di fondi europei di cui dispone.

Al di là del Reddito di Cittadinanza, che parla alla pancia di centinaia di migliaia di elettori della Campania, Questione Morale nella sua più larga accezione e Sicurezza restano due punti di grande forza elettorale di Cinque Stelle e Lega anche alle nostre latitudini. Se De Luca ripartirà dai Patti di Marano e dalle troppe indulgenze verso portatori di voti che sono anche potenziali portatori di nefandezze affaristiche e guai giudiziari, non gli sarà di certo facile riconquistare il consenso dei tanti elettori che non chiedono miracoli ma “pulizia” certamente sì.