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Buongiorno

07.10.2017 - Buongiorno Irpinia

I nostri Comuni tra abusi e opacità amministrative. Vedi Mirabella

Buongiorno, Irpinia.
Credo che il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, dica una cosa giusta quando afferma – come fa da tempo immemorabile – che l’abuso d’ufficio va profondamente riformato perché, di fatto, rallenta l’attività delle amministrazioni locali. Un sindaco che sa di poter finire sotto processo se firma un provvedimento, per come quella ipotesi di reato è formulata, ci pensa su parecchie volte, e molto spesso il pensiero si traduce in rinvio, nella filosofica attesa del giorno dopo, un giorno che generalmente si allunga di mesi, in linea con la massima napoletana: “Dimane fa ggnuorno”.

Credo che De Luca, secondo la tesi sposata da tantissimi illustri giuristi, dica una cosa saggia anche quando afferma che il Codice Antimafia appena varato dal Parlamento, nella parte che estende sequestri e confische dei beni anche ai sospettati di corruzione, sia una bestialità giuridica senza precedenti. E penso che siano ragionevolmente condivisibili le critiche che egli fa al suo stesso partito, il Pd, per aver sostenuto, seppure con l’impegno di rivedere la norma prossimamente, una legge che non è esagerato definire liberticida.

Ciò detto, non si può sottacere però l’altra faccia della verità per quanto concerne – chiarisco – l’abuso d’ufficio.

Bisogna convenire che l’eccesso di poteri di cui godono i sindaci è causa di non poche distorsioni nella vita delle nostre amministrazioni comunali. Dentro la zona grigia dell’abuso di potere spesso si alimentano comportamenti non sempre nobilmente finalizzati all’accelerazione dell’azione amministrativa per l’interesse collettivo. È molto sottile la linea di confine tra abuso “dovuto” per un fine utile e abuso “voluto” per scopi clientelari o peggio.

Non è concepibile, per citare un caso irpino e fresco di settimana, ad esempio, che l’Amministrazione comunale di Mirabella Eclano approvi un bilancio fuori dei termini di legge, con pareri contraddittori dello stesso organo di revisione dei conti, con certificazioni degli “equilibri” carenti di documentazione, e svariate altre abusive diavolerie del genere, e che tutta questa robaccia debba finire all’attenzione della magistratura ordinaria e contabile perché la strada alternativa ma costosa sarebbe di rivolgersi alla giustizia amministrativa.

Una volta questi problemi – che sono problemi di trasparenza amministrativa con tutto ciò che alla trasparenza degli atti è connesso – venivano risolti in un paio di giorni dai benedetti Comitati regionali di controllo. Per stare al succitato esempio di Mirabella – che è paradigmatico di un malcostume politico diffuso in Irpinia e altrove – sindaco e giunta se la sarebbero sognata l’approvazione del bilancio, stante la palese illegittimità degli atti prodotti.

Ma tant’è. In questa nostra bellissima Italia accade assai spesso di sopprimere le cose che funzionano, come gli ex Co.re.co appunto, e di tenere in vita ciò che è causa di abusi, clientelismo e corruzione.

Il dramma è che non c’è barba di politico che comprenda una cosa tanto elementare e vi ponga rimedio.