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Buongiorno

12.05.2017 - Buongiorno Italia

I nostri giovani sfruttati e offesi

Buongiorno, Italia. Non rivendico il diritto di primogenitura. Innanzitutto perché, prima di me, seppure in forma diversa, il fenomeno del cinico sfruttamento dei giovani da parte dei datori di lavoro è stato denunciato da non pochi sindacalisti e non solo. E poi perché ci sarebbe poco da menar vanto per denunce che restano fini a se stesse, tanta e tale e l’insensibilità di chi dovrebbe intervenire ed invece fa finta di non vedere e di non sentire.
Fa piacere, però, notare che il Corriere Della Sera di ieri ha dedicato al problema la cover story del supplemento settimanale “7”. Già il titolo di copertina racconta tutto con grande efficacia: “Sei giovane? Non ti pagano?”. Nel sommario, graficamente ben evidenziato, si trova il resto: “Attacca questa copertina al muro e picchia la testa (non troppo forte)”. Un messaggio amaramente ironico e, insieme, disperato.
Il reportage, a firma di Micol Sarfatti, racconta storie di giovani laureati aspiranti alla libera professione che vengono pagati 300 euro al mese in accorsati studi legali, notarili, d’ingegneria, d’architettura ed altro, dove fanno di tutto, ma soprattutto ciò che non dovrebbero fare: in molti casi addirittura le pulizie o giù di lì.
Sono storie che si svolgono a Milano, a Vicenza, a Roma, a testimonianza che l’inferno dei giovani laureati, al pari di tutti gli altri ragazzi disoccupati, non si ferma alla latitudine del Mezzogiorno d’Italia. E’ un inferno l’intero Paese: si sfrutta al Sud come al Centro e al Nord. L’idea e la pratica dello sfruttamento dei giovani è nel Dna dei datori di lavoro. E la motivazione è sempre la stessa: hanno bisogno, accettano tutto, non possono tirarsi indietro. La domanda, nel mercato dei disoccupati, è talmente elevata che i datori di lavoro si sentono incoraggiati a sfruttare, quasi legittimati. Grazie anche alle troppe distrazioni di un sindacato sempre più “generalista” e sempre meno attento ai problemi dei disoccupati, i “padroni – che non sono soltanto gli imprenditori ma anche e sempre più diffusamente i titolari degli studi professionali – si stanno convincendo che al fondo delle cose sono dei benefattori. Il loro motto è: “Meglio questo che niente”. Ignorano, o fingono di ignorare, a quali umiliazioni si espongono quei ragazzi per arrotondare 300 euro al mese che non bastano nemmeno a garantirsi un pasto molto “dietetico” al giorno.
E si badi: la cover story del settimanale del Corriere parla soltanto di giovani laureati che comunque, prima o poi, si avvieranno alla professione. Il loro, insomma, è un sacrificio, grande quanto si vuole, ma mirato ad un obiettivo.
La realtà di gran lunga più drammatica è rappresentata dalle ragazze e dai ragazzi (chiamiamoli ancora tutti così, però la loro età va dai 18 ai 40 anni e più) che per 300 euro al mese – ma questo accade soprattutto al Sud – fanno i lavori più modesti senza nemmeno avere una prospettiva. Qui lo sfruttamento è ancora più vergognoso. Al pari dell’indifferenza di chi dovrebbe garantire i diritti, e non lo fa, di questa umanità considerata sempre più marginale.