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Buongiorno

14.10.2017 - Buongiorno Italia

I sindaci e l’abuso d’ufficio. Colpa della legge, non dei magistrati

Buongiorno, Italia.
L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (Anci) si è rivolta al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, invocando un aiuto affinché si ponga fine alla cultura del sospetto. In buona sostanza, i sindaci – più in generale gli amministratori locali – si sentono vittime di eccessi di indagini giudiziarie che di fatto, dal loro punto di vista, non soltanto infangherebbero i nomi di quanti finiscono sotto inchiesta, quant’anche frenerebbero l’azione amministrativa.

C’è un fondo di verità in questo appello-denuncia. L’avviso di garanzia, fin dalla sua introduzione, è stato interpretato (più correttamente “lasciato” interpretare) alla stregua di una sentenza. Assai spesso i processi si sono poi risolti con l’assoluzione, ma intanto gli schizzi di fango il danno d’immagine alle persone colpite lo hanno fatto e tanto più.

C’è un fondo di verità anche nella seconda parte della denuncia dei sindaci. L’intensificazione dell’attività giudiziaria – peraltro dovuta – sui presunti “abusi d’ufficio” ha prodotto l’effetto di un oggettivo rallentamento dell’attività amministrativa. Sempre, più negli ultimi anni, il timore di finire sotto inchiesta ha reso molto più prudenti sindaci e burocrati. Ne hanno pagato le spese, in termini di efficacia ed efficienza, le amministrazioni locali. L’inceppamento della macchina amministrativa si è quindi tradotto in un dispendio di risorse pubbliche a causa dell’erosione inflattiva subita dagli investimenti messi in cantiere.

Sbaglia l’Anci, però, quando individua nel potere giudiziario la responsabilità di queste degenerazioni. La verità è che il problema non è rappresentato dalla magistratura, che applica la legge, ma da una legge sbagliata, qual è quella che definisce, norma e disciplina l’abuso d’ufficio.

Il primo a denunciarne la pericolosa inadeguatezza è stato – già da parecchio tempo – l’ex sindaco di Salerno ed attuale Governatore della Campania, Vincenzo De Luca.

Ma si è preferito non prendere sul serio lo “Sceriffo”. Mai nessuno che abbia approfondito il senso reale e pratico della sua denuncia. Anzi: il fior fiore, o presunto tale, dell’intellettualità politica e giornalistica lo ha snobbato, addirittura canzonato prendendo in prestito i paradossi satirici – divertentissimi, ma comunque paradossi – di Maurizio Crozza.

Il problema che lamentano i sindaci ha origine in quella norma. Se non si riforma, il problema resta. L’appello dell’Anci, dunque, va rivolto innanzitutto al legislatore. Il resto è accademia. Con il rischio, molto alto, di schizzare fango sui magistrati. Un modo di rimediare al male peggiore del male stesso. Oltre che un modo ingiusto, gratuito e irrisolvente.